Ciao Enrico...ultimo saluto ad un grande uomo ed archeologo

Ciao Enrico...ultimo saluto ad un grande uomo ed archeologo

 

 

di Gioconda Lamagna

Il mio primo scavo archeologico l'ho fatto con Enrico (anzi grazie a Enrico).
Fu lui infatti a offrirmi, tanto tempo fa, la possibilità di partecipare alla campagna di scavo che stava per iniziare alla Montagna di Ramacca.
Erano i primi anni Ottanta ed io avevo la testa imbottita di teoria, ma nessuna pratica.
Non ricordo più se allora ero già laureata (forse no). Ricordo bene invece l’abbigliamento che avevo scelto  in occasione del mio primo giorno di scavo: maglietta senza maniche e bermuda leggeri. Era inizio estate ed il caldo già si faceva sentire.
All’alba, quando tutti ci incontrammo per partire,  lui mi squadrò perplesso ma non disse nulla. Sapeva bene che avrei imparato, ben presto e a mie spese, una delle prime regole dell’archeologo "previdente": coprirsi il più possibile quando si scava, anche se ci si trova sotto il torrido sole siciliano.
La sera tornai a casa con le gambe graffiate dai rovi, le braccia scottate e il mal di testa (ovviamente avevo dimenticato anche il cappello). Ma felice. Avevo cominciato il mestiere di archeologa.

Da quel giorno Ramacca è diventata la sede del mio apprendistato.
Lì ho imparato come si maneggiano pala  e piccozza e come si compila un giornale di scavo, come si riconosce una sequenza stratigrafica e come si rileva e si quota un saggio.
Lì ho capito qual è il momento migliore della giornata per effettuare una buona battuta fotografica, ma anche come le carriole possano essere comodamente usate come sdraio per riposare all’ombra di un albero durante le  pause pranzo…
Lì ho provato  cos’è la fatica,  il caldo, la stanchezza, ma anche l’esaltante  emozione  della scoperta.
Lì ho compreso che scavare con metodo stratigrafico (oggi cosa “normale”, ma allora  assolutamente non scontata)  non fosse semplicemente adeguarsi all’ultima moda dell’archeologia,  ma utilizzare uno strumento indispensabile per organizzare in una logica sequenza temporale tutte le fasi della ricerca.  
Perché Enrico era un innovatore, uno capace di guardare al passato con lo sguardo rivolto verso il futuro, uno studioso sempre attento alle nuove tecnologie e sempre pronto a cogliere i vantaggi della loro applicazione (e non è certamente un caso se, qualche tempo dopo,  il primo computer all’opera in un deposito archeologico io lo abbia visto proprio a Ramacca).

Da allora con Enrico non ci siamo più persi di vista.
Certo, negli anni abbiamo preso strade diverse. Lui è rimasto un acuto  studioso della preistoria (anche se sempre brillanti sono state le sue riflessioni sul mondo greco arcaico e indigeno), io sono diventata un'archeologa classica ed il lavoro mi ha portato ad occuparmi di altri ambiti.
Ma questo non ci ha impedito di rimanere sempre in contatto e a me di guardare a lui come ad un punto di riferimento, un maestro gentile e sempre disponibile che  a me (e dopo di me a tanti altri) ha trasmesso generosamente la sua esperienza.  Perché Enrico aveva  un bisogno urgente, incoercibile, di trasmettere agli altri il suo sapere ed  una naturale propensione alla didattica -  che ha esercitato per anni con impegno e dedizione, seppur fuori dall’alveo accademico istituzionale.
 
Ciao Enrico, te ne sei andato troppo presto. Molto ancora avresti potuto dare alla ricerca, con la lucida capacità di analisi, la grande onestà intellettuale, la coerenza che sono stati sempre la cifra del tuo carattere. Molto ancora avresti potuto dare a quanti di noi si affacciano allo studio dell’appassionante storia del nostro passato.

Ciao Enrico. Purtroppo è venuto il momento di salutarti.
Tu riposa, adesso.
Io voglio ricordarti come un tempo, quando sotto il sole di  Ramacca  scalavi, agile,  i sentieri della “tua” Montagna, con l’eterna camicia militare, le  inseparabili Pentax  al collo  e il pesante zaino in spalla.  Lo sguardo attento, concentrato.
E una grande passione nel cuore.


Gioconda Lamagna

 

 

 

Breve Curriculum (a cura del Prof. Massimo Frasca)

Enrico Procelli (Milano 28 febbraio 1947 - Catania 25 settembre 2014) è stato una delle figure più importanti degli studi di preistoria siciliana degli ultimi 40 anni, soprattutto per quanto riguarda il Bronzo Antico siciliano.
La sua passione per l’archeologia e le non comuni capacità organizzative lo portarono, giovanissimo, a dare vita alla fine degli anni sessanta alla Società Archeologica Catanese, che ebbe il merito di avvicinare molti giovani all’allora ostico mondo dell’archeologia ufficiale. Risalgono a quegli anni l’interesse per l’archeologia di Ramacca, culminato nelle due campagne di scavo (1970-1971) nel villaggio preistorico di Torricella, liberalmente affidato dal Soprintendente Luigi Bernabò Brea alla direzione di Enrico Procelli e di altri giovani studenti di Archeologia dell’Università di Catania.
L’interesse per Ramacca, e in particolare per l’insediamento indigeno della Montagna, sarà costante nell’attività scientifica di Enrico Procelli, attuato sia attraverso apprezzate pubblicazioni scientifiche e di divulgazione, e sia attraverso il fondamentale impulso dato alla realizzazione del Parco Archeologico della Montagna e del locale Museo Archeologico, che grazie a Lui, che ne è stato il conservatore onorario, ha contribuito alla formazione di molti giovani studiosi di diversa provenienza.
Tra le principali pubblicazioni scientifiche di Enrico Procelli ricordiamo gli studi su Naxos preellenica, sui rapporti tra la Sicilia e Malta nell’età del Bronzo Antico, sulla facies culturale dello Stretto di Messina, sul villaggio preistorico di Ustica,  sulla colonizzazione calcidese nella Sicilia orientale e l’importantissima Bibliografia della Preistoria e Protostoria della Sicilia e delle Isole minori (2005), indispensabile per chi voglia avvicinarsi allo studio della preistoria siciliana.

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