CORSO INTERNAZIONALIZZATO - la nostra esperienza

CORSO INTERNAZIONALIZZATO - la nostra esperienza

di Emilia Trovato, foto di Rodolfo Brancato

Da qualche anno gli studenti del corso di laurea magistrale in Archeologia a Catania hanno la possibilità di scegliere, all’inizio del proprio percorso, l’opzione “corso internazionalizzato”. Per l’anno accademico 2013/14, siamo stati solo in due ad aderire. Questa scelta ci ha portati a condurre esperienze e acquisire conoscenze del tutto inaspettate.




Il percorso ha avuto il suo inizio nell’estate 2014, quando abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad uno scavo archeologico all’estero, sostenuti da una borsa di studio che attingeva ai fondi destinati al corso stesso. Siamo dunque partiti alla volta di Antiparos, piccola isola nell’arcipelago delle Cicladi, in cui per tre intere settimane siamo stati ospiti di una struttura alberghiera messa a disposizione della missione, che ha fornito ai suoi partecipanti l’alloggio per tutta la durata dello scavo. Questo si occupa della messa in luce di un santuario arcaico, probabilmente dedicato ad Apollo, le cui rovine sorgono sulla piccola isola di Despotikò, quasi totalmente disabitata se non per la presenza di un anziano pastore/eremita, e delle sue greggi. Nonostante io e il mio collega non fossimo alla nostra prima esperienza, lo scavo di Despotikò è stato un impegno fuori dal comune. La sveglia alle prime luci dell’alba per percorrere quei pochi metri che separavano l’albergo dal porticciolo, completamente immersi nel paesaggio ancora incontaminato di Agios Gheorghios (il nome del piccolo agglomerato che ci ospitava), il rito dell’applicazione della crema solare (più che una mera precauzione visto il rischio di gravi ustioni), e infine il tragitto in barca per raggiungere il sito. Per quel che riguarda l’attività lavorativa, essa si svolgeva dalle 7.00 del mattino alle 14.30 , con una sola pausa alle 11.00. Il duro lavoro, il caldo e la fatica sono elementi che accomunano tutti gli scavi archeologici, ma la sensazione che Despotikò ci ha trasmesso, è unica.

tramonto ad antiparos

Era come se l’archeologo fosse un ospite di passaggio, in un ambiente dove l’elemento dominante era la natura, incontaminata e incontrastabile. Nessuna struttura moderna viene costruita per durare. Non ci sono servizi igienici, e l’acqua da bere ognuno doveva trasportarla per sé. L’unica copertura dal sole era un tendone innalzato con mezzi di fortuna il primo giorno, e smontato l’ultimo giorno della missione. Ma non esiste alcuna scomodità che non può essere dimenticata da un tuffo in quelle acque cristalline a fine giornata, o dalla soddisfazione quotidiana di lavorare in un sito straordinariamente ricco. Abbiamo sperimentato il lavoro dell’archeologo con spirito internazionale, poiché la principale lingua di comunicazione era l’inglese. Nonostante fossimo la maggior parte italiani, siamo entrati in contatto con alcuni colleghi americani e greci. Lasciare il sito una settimana prima della fine della missione è stato difficile, e con sorpresa abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire vivere a stretto contatto con persone che condividono le nostre stesse passioni e aspirazioni.

workshop - la tessitura nelleta del bronzo

Il nostro mese all’estero si è concluso con una settimana di soggiorno in Polonia, a Varsavia, dove abbiamo frequentato un workshop di archeologia sperimentale, “Aegean Bronze Age Textile Production Techniques – Spinning and Weaving”. Stavolta la sistemazione è stata a nostra discrezione, e per la prima volta ho sperimentato quanto sia diversa le realtà europea degli ostelli della gioventù, rispetto alla nostra. Ci tengo a sottolineare quanto sono rimasta affascinata e soddisfatta dal mio soggiorno in ostello, in una camerata da ben sei posti letto, perché anche questo è stato parte integrante di un percorso di quasi un anno, che ha contribuito a cambiare profondamente il mio punto di vista e il mio modo di affrontare le sfide quotidiane. Il workshop è stato una delle esperienze più interessanti e al tempo stesso fuori dal comune in cui mi sia mai cimentata. Si è trattato di tre giorni di lezioni teoriche e pratiche intensive a proposito dei metodi di filatura e tessitura del lino e della lana nella media età del bronzo. Il concetto di archeologia sperimentale è esso stesso un po’ al di fuori degli schemi tradizionali dell’archeologia. Ma credo che a livello didattico e di ricerca, rappresenti un approccio più che vincente. In soli tre giorni io e il mio collega abbia imparato il più possibile a proposito delle fibre e dei tessuti, degli strumenti e delle tecniche di filatura, e degli strumenti e delle tecniche di tessitura. La classe, anch’essa internazionale, era quanto più eterogenea per età, tanto quanto non lo era per genere. Il mio collega era l’unico uomo e, come spesso accade in questi casi, ha smentito con le sue abilità ogni pregiudizio si potesse avere a proposito. Il workshop si è concluso con una visita alla fabbrica/museo del tessile di Łódź, e allo straordinario museo archeologico all’aperto di Biskupin, una tappa obbligata per tutti gli interessati all’archeologia sperimentale, essendo un modello a dimensione reale di un insediamento umano fortificato risalente all'età del ferro situato in Polonia centro-settentrionale.

biskupin

Il nostro rientro a Catania è durato il tempo di una sessione d’esami, perché a Settembre siamo ripartiti per frequentare il semestre successivo, e cioè il primo del secondo anno, nell’università partner da noi scelta, che nel nostro caso è stata la Selçuk University di Konya, in Turchia. Il corso internazionalizzato prevede che si frequentino le lezioni e si sostengano gli esami nell’università partner per un totale di 36 crediti, l’intero numero di crediti del secondo anno di magistrale, ovviamente in lingua inglese. Alla fine di questo percorso, lo studente sceglierà un correlatore nell’università ospitante e conseguirà il doppio titolo di laurea.

catalhoyuk

Io e il mio collega abbiamo scelto la Turchia di comune accordo, l’alternativa era la Polonia con Varsavia. Vivere per quattro mesi all’estero, in un paese diverso per lingua e cultura, è un’esperienza che si discosta totalmente sia dallo scavo all’estero, anche se prolungato, sia ovviamente dal semplice viaggio turistico. Noi ci siamo trovati, da una parte, ad assimilare ritmo, stile di vita, anche modo di pensare e di parlare della società che ci ha ospitato, e dall’altra ad integrarci in un gruppo incredibilmente variegato di nazionalità, e quindi di culture. Abbiamo vissuto a strettissimo contatto con ragazzi portoghesi, spagnoli, polacchi e lettoni. Ci siamo trovati come un unico fronte europeo, profondamente integrati in una cultura non- europea. Ma nello stesso tempo, abbiamo avuto la fortuna di sperimentare in prima persona cosa vuol dire essere una nazione a metà tra oriente ed occidente, come è la Turchia.

konya - colleghi

Infatti abbiamo vissuto e condiviso esperienze anche con ragazzi, approdati a Konya tramite altri programmi di studio dalla Russia, dall’Arzebaigian, dal Kirghistan, dall’Iraq, dal Vietnam, dalla Malesia, dal Bangladesh e dalla Somalia. Abbiamo respirato un atmosfera multiculturale, etnica, diversificata e al tempo stesso iper-tollerante. La lingua di comunicazione è stata ovviamente l’inglese. A prescindere dal nostro personale grado di preparazione prima della partenza, abbiamo finito col parlare, scrivere, pensare e persino sognare in inglese. Siamo arrivati al punto di parlare in inglese anche nei nostri rari momenti di solitudine tra italiani, senza nemmeno accorgercene!!!

Insomma, l’acquisizione di una certa padronanza nella lingua straniera è un dato di fatto, e un discreto guadagno. L’esperienza universitaria è stata costruttiva perché abbiamo constatato le diversità e i contatti tra i diversi approcci nello studio dell’archeologia, e da lì abbiamo appreso. Siamo riusciti a portare a termine con successo gli obiettivi prefissati alla partenza, e conseguiremo il doppio titolo di laurea.

Oltre questo, che è in fondo il principale fine del corso internazionalizzato, le conclusioni che possiamo facilmente trarre dalle nostre esperienze sono estremamente positive. Abbiamo arricchito il nostro bagaglio culturale, accademico e linguistico. Abbiamo vissuto realtà non facilmente raggiungibili nei percorsi di studio “ordinari”. Abbiamo stretto legami e preso contatti saldi nell’amicizia e nei rapporti professionali. Abbiamo testato con successo le nostre abilità, sia come studenti sia come esseri umani. Possiamo con orgoglio sostenere, concludendo, di aver vissuto un anno indimenticabile, e di poterne cogliere a lungo i frutti.

a casa di envera casa di enver 2

biskupin 3

biskypin 1

catalhoyuk 2

fabbrica museo del tessile di odz

konya - bosna hersek

konya - campus

konya - erasmus house

konya - mevlana

varsavia

workshop - la tessitura nelleta del bronzo 1

workshop - la tessitura nelleta del bronzo 2

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