"Mediterraneo": incontro per la pace

"Mediterraneo": incontro per la pace

 

di Sergio G. Russo, foto di Marina Casalaina.

Si è tenuto Mercoledì scorso alle ore 17:15, presso l'Auditorium dell'ex Monastero dei Benedettini, l'incontro di documentazione e approfondimento "Mediterraneo: conflitti, tragedie, prospettive per la pace, l'aiuto umanitario, la salvaguardia del patrimonio culturale". 

L'evento, promosso dall'Università di Catania, ha visto l'adesione dei Dipartimenti di Scienze Umanistiche, Scienze Chimiche, Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali nonchè l'adesione di associazioni e ONLUS attive nel terrirorio regionale e nazionale, tra le quali ricordiamo l'Ersu dell'Ateneo catanese, Kiwanis International-Distretto di San Marino, "Periferie Vive"-Ex allievi Don Bosco, l'Ente Fauna Siciliana e l'ONLUS Sud&Dintorni. L'obiettivo dell'incontro è stato soprattutto quello di riflettere sui drammatici eventi che continuano ad interessare il Vicino e Medio Oriente e quindi proporre delle iniziative che possano sensibilizzare la nostra società e favorire l'aiuto solidale. 

Presenti all'incontro il Magnifico Rettore del nostro Ateneo Prof. Giacomo Pignataro, il Prof. Antonio Pioletti, docente in Filologia e Linguistica del nostro Dipartimento, il Prof. Paolo Matthiae, archeologo (La Sapienza) e socio dell'Accademia dei Lincei, il Dott. Rubens Piovano, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Tripoli, il Prof. Alfredo Petralia, Coordinatore del progetto "Gettiamo un ponte di amicizia per i giovani del Mediterraneo" e il Prof. Francesco Tomasello, Direttore della Missione Archeologica dell'Università di Catania a Leptis Magna. 

<<Quest'incontro - ha spiegato il Prof. Pioletti - nasce dall'esigenza di proporre iniziative che possano far conoscere il mondo islamico nella sua complessità, in modo tale da favorire un processo di integrazione con quei popoli attualmente vittime di eventi drammatici. A tal proposito, invitiamo tutti a firmare la petizione online promossa dall'Università di Catania, con la quale intendiamo gettare le basi per una collaborazione tra i paesi del Mediterraneo>>.

<<Gli eventi tragici e violenti degli ultimi mesi - ha continuato il Prof. Pignataro, ricordando i 147 studenti uccisi nel college di Garissa (Kenya)- e gli attacchi a beni del patrimonio mondiale non sono conseguenze di un estetismo esagerato bensì affermazione di totalitarismi che intendono eliminare la memoria, l'identità e la storia dei popoli. Il nostro Ateneo - conclude il Magnifico Rettore, sottolineando come l'Università abbia messo a disposizione dei migranti delle strutture dell'Ateneo - vuole essere promotore di iniziative per la pace e l'accoglienza>>. 

<<L'Università di Catania - ha poi affermato il Prof. Matthiae - riveste un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione, data la sua centralità nel Mediterraneo. Non c'è da usare eufemismi: le distruzioni avviate in medio oriente sono drammatiche in quanto non si tratta di accanimenti contro monumenti simboli di una fede diversa ma di beni memorabili dell'islamismo. Assistiamo quindi a una distruzione intenzionale della storia, perpetuata in passato anche nel mondo occidentale - ha sottolineato l'archeologo, citando le distruzioni di Dresda, Montecassino e Conventry. La perdita del patrimonio culturale è straordinariamente drammatica e non si può restare immobili inanzi a questi crimini. Tre principi-paradossi devono essere affermati: l'universalità del patrimonio culturale, concretizzata nella dichiarazione del Seg. Gen. dell'UNESCO che ha condannato le distruzioni in quanto crimini contro l'umanità; l'uguaglianza dei beni culturali; l'eternità delle opere. Interventi concreti - ha concluso il Prof. Matthiae - dovrebbero essere avviati dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che potrebbero condannare all'unanimità le distruzioni e, seppur sia improbabile, inviare i "caschi blu" a proteggere i beni a rischio>>.

<<Le distruzioni di beni culturali - ha sottolineato il Dott. Piovano - devono suscitare una profonda indignazione perchè toccano la sensibilità di ciascuno. Il patrimonio culturale libico, a causa della mancanza di controlli e di una politica forte, è minacciato dal mercato nero e dalla speculazione edilizia: non dobbiamo infatti dimenticare che proprio dal contrabbando illecito delle opere questi fanatici acquisiscono risorse finanziare. Per porre un freno a questo scempio, il nostro Istituto, in accordo con le autorità libiche, ha promosso dei corsi di formazione per "guardie archeologiche" che possano favorire la salvaguardia dei siti>>.

<<L'Università di Catania è coinvolta in prima persona in missioni archeologiche in paesi islamici. In Libia, le indagini a Leptis Magna - ha poi affermato il Prof. Tomasello, mostrando fotografie recenti del sito - sono state purtroppo interrotte nel 2013 a seguito dell'instabilità politica e a tutt'oggi le notizie non sono per nulla rassicuranti, nonostante durante la nostra ultima visita avessimo davvero sperato in una vera e nuova "primavera". Speriamo che sovvenzioni da parte di istituzioni possano aiutarci riattivare la missione>>. 

Da tenere in considerazione l'intervento del Prof. Petralia che, leggendo un'email del dott. Swehli (Responsabile Relazioni Internazionali Facoltà di Scienze, Tripoli), ha permesso di conoscere gli ultimi sviluppi sulla situazione libica. 

Tra le proposte emerse durante il dibattito, il Prof. Pioletti ha avanzato l'idea di creare un laboratorio in dieci incontri, valido come "Altre Attività Formative", centrato sul mondo arabo-islamico. Inoltre, con la collaborazione dell'Ateneo e dell'Ersu di Catania, vi è la volontà di stabilire, attraverso una raccolta fondi, delle borse di studio che possano permettere a studenti arabi di intraprendere gli studi e/o tirocini all'estero. 

            

 

 

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