Sei giorni alla Summer School in antropologia fisica organizzata dall'Università Ca' Foscari di Venezia

Sei giorni alla Summer School in antropologia fisica organizzata dall'Università Ca' Foscari di Venezia

di Giulia Raimondi

 

Tra  il 21 e il 26 Settembre 2015 si è tenuta a Jesolo ( VE ) una Summer School sullo studio, sia pratico che teorico, di sepolture e resti umani.

Coordinato dall’insegnamento di Archeologia Medievale ( prof. Sauro Gelichi ) e dal Laboratorio di Antropologia Fisica (dott.ssa Francesca Bertoldi ) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il corso ha avuto luogo in un contesto archeologico quale quello del cimitero medievale di Jesolo ( VE ),loc. Le Mure.

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Il corso, per tutta la sua durata, ha giornalmente previsto un lavoro di scavo e studio dei reperti umani rinvenuti, sia in situ che in laboratorio. Dal contesto archeologico al laboratorio sono stati trattati argomenti molto interessanti ed essenziali per questo tipo di studi ( tafonomia, antropologia fisica e forense, archeologia funeraria, paleo nutrizione, archeobotanica, fotografia e disegno tecnico e determinazione del sesso e dell’età degli individui ).

Il primo giorno  del corso, dopo averci illustrato le caratteristiche del sito indagato, la dott.ssa Bertoldi, conducendoci al laboratorio, ci ha introdotto allo studio dei resti umani,  per dare la possibilità a chi tra noi non avesse mai seguito un corso di Antropologia Fisica, di non trovarsi impreparato davanti agli argomenti previsti dal corso.

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“ Lo scheletro umano è un archivio biologico…”, queste le parole della dott.ssa Bertoldi nello spiegarci le principali tematiche dell’antropologia fisica. Tramite le informazioni che possiamo estrapolare dai rinvenimenti osteologici direttamente sul campo possiamo ricontestualizzare informazioni che in altri casi andrebbero totalmente disperse. Lo studio dei resti umani in laboratorio ci consente di determinare: sesso, età, patologie, gruppi umani di appartenenza, caratteri ereditari, indicatori di stress e molto altro. Gli svantaggi sono il difficile recupero dei resti più fragili, soprattutto di quelli infantili e la loro relativa rarità di rinvenimento.

Durante questa lezione, dopo aver alcuni studiato e altri ripassato un po’ di anatomia scheletrica, l’approccio pratico allo studio dell’antropologia fisica è iniziato esaminando i resti umani di un antico scheletro che ben si prestava per la sua completezza a questo tipo di analisi. La ricostruzione dell’intero scheletro è stata eseguita da tutti noi, proprio per riuscire meglio a comprendere l’anatomia dei resti su cui lavoravamo.  La dottoressa ha proseguito illustrandoci le tecniche più importanti  per distinguere sesso, età e alcuni caratteri scheletrici ad una prima analisi. Importante spiegazione è stata anche quella riguardante le diverse classi di età per adulti e non adulti e le differenze tra i resti ossei di adulti da quelli di infanti. Si è fatto poi un accenno alle misurazioni del cranio e dello scheletro post-craniale e ai caratteri discontinui ed ergonomici, di cui abbiamo discusso in un’altra lezione.

 

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Il giorno seguente, disponendoci a coppie, abbiamo cominciato a lavorare sul sito ad una o più sepolture. Ognuno di noi ha indagato una sepoltura fin dal suo rinvenimento, ma ci siamo sempre interessati anche al lavoro dei colleghi, scambiandoci informazioni e conoscenze sui vari ritrovamenti e sul lavoro da svolgere.

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La dott. Fiorella Bestetti ci ha mostrato come fotografare e disegnare sepolture di adulti e di infanti, tenendo lezioni sul campo e in laboratorio.

Il giorno seguente, sul campo, abbiamo preso parte ad una lezione di archeobotanica tenuta dalla dott.ssa Alessandra Forti. L’archeobotanica, utile per stabilire contesti economici, tecnologici e ambientali del passato, studia i resti vegetali provenienti dai contesti di scavo. Può servire, se applicata alle sepolture, anche a comprendere i rituali funerari e gli usi e costumi della società analizzata. Attraverso lo studio di vari casi presi in esame ci siamo accostati alla materia, e infine abbiamo prelevato dei campioni, ognuno dal proprio settore di scavo, per collaborare noi stessi alle analisi future.

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Il giorno successivo in laboratorio, la dott.ssa Alessandra Bacci ha tenuto una lezione sulla paleonutrizione e su come effettuare i dovuti campionamenti dalle sepolture per gli studi paleonutrizionali. Anche per questo tipo di esami è essenziale avere una buona campionatura e conoscere le zone nelle quali effettuare i prelievi. Questi esami, necessari per la determinazione delle abitudini alimentari degli individui da studiare, degli stati carenziali e patologici, dei fenomeni migratori e altro ancora, presuppongono i prelievi di campioni di suolo, ma anche e soprattutto di campioni osteologici. Per quanto riguarda la correzione col sito, è necessario, invece, analizzare anche i resti faunistici di erbivori.

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Il corso è poi continuato con gli interventi del prof. Pier Francesco Fabbri, che ha tenuto le lezioni di tafonomia, cioè lo scavo e l’interpretazione dei resti umani provenienti da sepolture. Per gli studi tafonomici si rende essenziale la conoscenza dell’anatomia, ma a differenza del paleoantropologo, il cui studio si svolge per lo più in laboratorio, colui che si occupa di tafonomia ha bisogno anche di comprendere e conoscere il contesto di rinvenimento del resto scheletrico. E’ infatti la tafonomia che si occupa di tutto ciò che accade con i processi post-mortem, dalla morte dell’individuo al rinvenimento della sua sepoltura. Fondamentale per gli studi tafonomici e scientifici è il linguaggio, adeguatamente tecnico e anatomico.

Il prof. Roberto Cameriere ha invece incentrato la sua lezione sulle tecniche da utilizzare per stabilire l’età di un individuo. Per determinare l’età del soggetto la sua metodologia prevede di rapportare l’area totale del dente con quella della camera pulpare. Solitamente, per la determinazione dell’età di un individuo si esaminano suture craniali, sinfisi pubica, terminazioni sternali delle coste  e usura dentaria, che spesso però non danno risultati adeguati e precisi, soprattutto per l’età matura. Il range di errore, con l’analisi dell’apposizione della dentina secondaria, si riduce ai 3 anni massimo, e non più ai 15, come nelle tecniche usate in precedenza.

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La prof. Francesca Bertoldi ci ha infine spiegato, applicando la teoria alla pratica, come prendere le principali misure in uno scheletro compilando schede di rilievo. Partendo dai punti craniometrici per finire con tutte le misure del postcraniale, abbiamo analizzato un individuo scelto e ne abbiamo determinato le caratteristiche metriche e morfometriche.

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Foto di gruppo dell’ultima sera a Jesolo

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