Il Museo di Archeologia dell'Università di Catania

Il Museo di Archeologia dell'Università di Catania

di Michelangelo Messina, foto di Simone Lo Castro.

 Alle ore 19:00 di sabato 17 ottobre 2015, al termine della seconda giornata del convegno “Musei e Patrimonio dell'Umanità” organizzato dall'International Council of Museums (16-18 ottobre), è stato presentato all'utenza il Museo di Archeologia del nostro Ateneo, in fase di allestimento presso i locali al pian terreno dell'ala ovest di Palazzo Ingrassia.
 Il Museo mette a disposizione dei visitatori un patrimonio di beni culturali d'interesse archeologico, la cui storia travagliata comincia con una prima donazione da parte del luminare per eccellenza dell'archeologia siciliana: Paolo Orsi, in data 28 marzo 1898, dona 10 oggetti (purtroppo andati perduti) rinvenuti negli scavi di Megara Hyblaea al nascente Gabinetto universitario di Archeologia della Regia Università di Catania. Già questo grande studioso di antichità comprendeva l'importanza dell'approccio al materiale archeologico durante la formazione dello studente-archeologo, e dava così il via per la creazione di una collezione che, prima o poi, avrebbe avuto il ruolo che gli spettava: un punto di contatto tra i libri dell'università e le trowel degli scavi.
 In un periodo particolarmente complesso come la prima metà del Novecento, durante la quale imperava un interesse antiquario strettamente connesso al problema degli scavi clandestini, a mantenere vivo il lume delle scienze antiche nella martoriata Sicilia è Guido Libertini: la sua vicinanza intellettuale a Paolo Orsi, la consapevolezza dell'importanza di salvaguardare il contesto archeologico dalle fauci del mercato di antichità, hanno portato Libertini, insegnante all'Università di Catania, di cui fu poi anche Preside e Rettore, ad acquisire a proprio nome o per la Regia Soprintendenza alcuni terreni di rilevanza archeologica e il materiale da esso proveniente.
 Nasce così la Collezione Libertini, nucleo principale dei beni del Museo, che lo studioso donò all'Università come lascito testamentario, dopo la morte nel 1953. Successivamente fu Giovanni Rizza, direttore dell'Istituto di Archeologia dagli anni Settanta in poi: egli si premurò a gettare le basi per il Progetto Coordinato Catania-Lecce, in collaborazione con il CNR, che ha portato alla realizzazione del nostro Museo, e per il lavoro coordinato dal Prof. Edoardo Tortorici e dai dott.ri Giacomo Biondi e Graziella Buscemi Felici (che hanno tra l'altro curato il catalogo del Museo al quale rimando per queste preziose informazioni e per eventuali approfondimenti), dando il giusto epilogo alla lunga e tormentata vita della collezione.
 La possibilità di dire nostro Museo non è scontata: non è sempre facile avere accesso diretto al patrimonio culturale italiano, per diverse motivazioni burocratiche o semplicemente logistiche, come può esserlo la dispersione del patrimonio isolano in una rete fittissima di musei locali. Una istituzione permanente, senza fini di lucro, aperta al pubblico, di cui lo stesso Icom ci sottolinea l'importanza didattica ed educativa nella sua definizione internazionale, messa a disposizione di noi studenti e cittadini di Catania, è un'opportunità senza precedenti: solo pensando alle possibili attività di laboratorio fotografico, grafico, e perché no, anche di analisi fisico-chimiche non invasive (collaborando con gli altri dipartimenti), si può capire quanto una tale innovazione accademica costituisca il punto di partenza per rilanciare l'Archeologia di Catania e del suo territorio, come progetto di cultura sostenibile inestricabilmente connesso alla nostra Università.
 La parola dunque ai professori e a tutte le figure professionali connesse alla cultura che possano arricchire, anno per anno, il Museo di Archeologia di beni materiali e immateriali della città.

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