Islàm: Parole-chiave. Una pluralità di termini nella loro unità: incontro con la prof.ssa Laura Bottini

Islàm: Parole-chiave. Una pluralità di termini nella loro unità: incontro con la prof.ssa Laura Bottini

di Antonella Di Rosa, foto di Giulia Raimondi.

Per uno di quei paradossi che la cronaca ci propone spesso, la tragedia di Parigi è avvenuta appena tre giorni prima dal secondo incontro del laboratorio “Conoscere il mondo arabo-islamico” che si è svolto lo scorso martedì 17 novembre, in un Auditorium, quello dell’ex Monastero dei Benedettini, gremito di studenti e cittadini. Attesa sin dall’inizio la presenza del Magnifico Rettore, Giacomo Pignataro, il quale invitando i presenti al rispetto di un minuto di silenzio nel ricordo delle 130 vittime dell’avvenuta strage, ed esprimendo il suo cordoglio a nome dell’Ateneo catanese, ha cosi poi aggiunto:
<<La nostra mente ci suggerisce, deve suggerirci che non possiamo cedere alla rabbia, perché se lo facessimo avremmo consentito agli assassini di vincere, avremmo smarrito la nostra umanità. Occorre continuare a lavorare per un’integrazione, occorre far di più e di meglio rispetto a quanto siamo riusciti a fare finora e lo dobbiamo fare nella chiarezza>>.Inoltre, il Magnifico Rettore ha più volte espresso la piena disponibilità da parte dell’Università Catanese nei confronti dei molti studenti che in questo momento si trovano in Erasmus nella capitale francese. A seguire l’intervento del professore Jean Yves Le Leap, lettore di madrelingua francese del Dipartimento di Scienze Umanistiche, il quale ha espresso: <<Quest’anno la città di Parigi è stata colpita due volte dagli attacchi jihadisti. Vi assicuro che dopo i fatti di Charlie Hebdo nessuno se lo aspettava>>, cercando, dunque dispiegare al pubblico presente come“l’origine di questi fenomeni sociali cova dentro la Francia ormai da decenni”, perché continua il lettore madrelingua: << nelle periferie parigine ci sono molti ragazzi di colore. Questi giovani sono figli o nipoti di immigrati, sono nati in Francia e sono francesi a tutti gli effetti ma vengono discriminati dai loro stessi coetanei per il colore della pelle, per il cognome, per le loro origini e perché non hanno un lavoro. Spesso costoro nella loro discriminazione ed esclusione dalla società che li ha accolti si rifugiano nella Rete, della quale si serve lo Stato Islamico per compiere una sorta di frustrazione proponendo loro un fantomatico ricongiungimento con le radici, portando queste persone ad andare in Siria, tornare quindi in Francia e rendersi protagonisti di episodi tragici come quelli di qualche giorno fa. I media non fanno altro che parlare di repressione ma così si rischia di alimentare altro odio e altra emarginazione>>. Presente anche l’avv. Ferdinando Testoni Blasco, console onorario in Francia, che ha parlato di una vera e propria“ghettizzazione dei musulmani in territorio francese la qual non può giustificare un atto di viltà e orrore come quello subito dal popolo parigino”. Continuando il suo discorso ha anche rivolto un monito ai giovani presenti dicendo loro:<<Voi che rappresentate il futuro, avete il compito di battervi affinché ciascuno sia libero di professare la propria religione>>.Infine tali interventi si son conclusi con la lettura della lettera inviata da Agrippina Alessandra Novella, in Erasmus nella capitale parigina, al Rettore, il quale ne ha dato lettura. La studentessa nonché mia collega, ha espresso, nella lettera, il motivo che l’ha spinta a scegliere proprio Parigi per il suo periodo di studio all’estero e racconta che la sera della strage lei si trovava a casa: “Posso dire che lo studio mi ha salvata ma, in quella sera, il mio pensiero era rivolto solo ai miei amici che quella sera avevano deciso di uscire. Ho trascorso tre giorni in silenzio, mentre fuori si respirava aria di guerra”.Nella sua lettera, Agrippina ha più volte sottolineato il suo intento di non tornare in Italia, al momento: “Non torno in Italia quando fuori regna il silenzio a causa degli spari nella notte. Non torno in Italia quando son stati uccisi dei miei coetanei. Parigi è casa, Parigi è famiglia. La Ville Lumière riavrà la sua bellezza e noi la potremo abbracciare presto, come solo questa città merita”.
Terminata la lettura, da parte del Rettore, la parola è passata alla professoressa Laura Bottini, ricercatrice di Storia dei Paesi islamici del Dipartimento di Scienze umanistiche e specialista di onomastica, prosopografia e del dialogo islamo-cristiano. Come recita il titolo del secondo incontro “Islàm: parole-chiave” previsto dal Laboratorio, la professoressa Bottini, nel delineare le 4 coppie di termini ossia: Islàm-Jahiliyya, Sunna- Shia, Sharia-Fiqh, e infine Khalifa-Imam, ha sin da subito precisato l’importanza della semantica nel discorrere a proposito del mondo islamico. Realtà quella islamica della quale, ancora più, alla luce degli ultimi avvenimenti si compiono errori e si esprimono pregiudizi nel discorrere di essa.
I primi due termini analizzati sono stati: Islàm e Jahiliyya, essi sono due termini opposti, resi tali da un particolare momento, ossia quello della Rivelazione di Dio al profeta Muhammad, noto ai più come Maometto. Infatti, l’Jahiliyya, termine meno noto rispetto all’Islàm, rappresenta uno stato di ignoranza che equivale al paganesimo arabo, ed è da intendere sia come momento che precede l’Islàm, sia come l’insieme delle credenze religiose praticate durante questo “stato” di ignoranza. Inoltre colui che vive prima della Rivelazione di Dio credendo nell’esistenza di più dei, viene chiamato jahili. Infine, questa Rivelazione, che storicamente si colloca tra il V e VI sec. d.C, pone termine definitivamente alla Jahiliyya. Il termine Islàm, invece, è da intendere come “atto di chi s’abbandona a Dio, di colui che si dona a Dio”. Come ben sappiamo l’Islàm è la terza religione monoteista rivelata dopo l’ebraismo e il cristianesimo, la sua nascita avvenuta agli inizi del VII secolo in Arabia, coincide con il momento in cui, il libro sacro per gli islamici, il Corano, Al Qur’an, viene rivelato da Dio al profeta Muhammad attraverso l’angelo Gabriele presso il monte Hira, il quale messaggero divino, ne rivelò i primi cinque versetti della Sura. Dunque il profeta compii una sorta di trascrizione terrena della parola divina. Tale Muhammad fu l’ultimo dei profeti e viene definito anche “sigillo di Dio” poiché perfezionò il messaggio divino rivelatogli.
All’interno dell’Islàm, inoltre, si collocano i seguenti atti di culto, atti che ogni singolo rabb/abd ossia servitore deve compiere come perfetta fedeltà al suo Dio. Infatti Egli, mostra la propria signoria attraverso i quattro pilastri: salat, la preghiera, zakat l’elemosina, sawn il digiuno e infine l’hajj ovvero il pellegrinaggio alla Mecca.
Sunna-Shia, è il secondo binomioillustrato sapientemente dalla prof.ssa Bottini, esso rappresenta le due delle tre ramificazioni scaturite all’indomani della prima guerra civile con la battaglia di Siffin del 657. Da tal discordia scaturirono i Kharjiidi, ossiai secessionisti, anch’essi in minoranza come gli Sciiti, dall’arabo Shia, il partito, il seguace. Costoro furono seguaci di Alì, cugino e genero di Maometto, mentre la maggioranza era costituita dai Sunniti, i quali si schierarono con il fondatore della dinastia degli Omayyade. Il termine Sunnita deriva invece da Sunna, cioè il modello da seguire, la pratica, come insieme “di quello che il profeta disse e fece”, dunque la tradizione in sé.
Terza coppia analizzata è quella della Sharia-Fiqh. La Sharia, indica la Legge di Dio, in quanto tale. Legge rivelata come religione profetica nella sua totalità volta a regolare e valutare la condotta umana. La dicitura Fiqh invece è da intendere come una vera e propria discussione accademica. Esso costituisce il diritto positivo cioè quello sforzo che i giuristi compirono per costituire un corpus di norme giuridiche, sociali e culturali, ricavando tale corpus sia dalla Sunnache costituisce la tradizione, sia dal Corano ma anche dal Ijma espressione indicante, l’accordo di opinione della comunità, dal Qijas o principio analogico da applicare ad un caso o atto nuovo non ancora qualificatoe infine dall’Urf ossia la consuetudine. Ultima accoppiata di termini è stata quella delle due figure cardine all’interno dell’Islàm ossia la figura del Khalifa-e dell’Imam. Quest’ultimo termine, diffuso in ambiente sciita viene tradotto come “colui che sta innanzi,davanti” quindi una vera e propria guida spirituale all’interno delle scuole giuridiche, mentre il Khalifa è un’istituzione sannita. Egli rappresenta il capo di Stato, detiene anche il potere esecutivo, oltre a essere il custode dell’eredità morale dei profeti. Infine, egli è anche è il garante del dogma, e del benessere della comunità oltre ad essere garante dell’applicazione della Sharia. Costui è anche un dotto in scienze religiose. Questi quattro gruppi di parole chiave analizzate durante l’incontro rappresentano termini noti e meno conosciuti, che hanno illustrato attraverso la loro varietà l’unità dell’Islàm. Non la sua unicità. In attesa che il profilo generale tracciato dalla prof.ssa Bottini possa tornar utile all’uditorio presente, soprattutto a quello non esperto in materia, ma seppur interessato a conoscere, onde evitar d’ incappare in imprecisioni e inesattezze, possiamo solo attendere il prossimo incontro previsto per martedì 15 dicembre, medesimo orario e medesima location.

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