Il blog degli studenti di Archeologia di Catania

Due settimane (da sogno) alla Scuola di Atene

 

 

di Erika Magistro

Nel mese di gennaio ho partecipato al Corso di formazione avanzata in archeologia e architettura antica organizzato dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene per l’anno 2014 e dal titolo: Atene e Sparta. I due skele a confronto.
Le lezioni si svolgevano presso la suddetta sede, includendo visite a scavi archeologici, laboratori , musei e monumenti.
Un'esperienza irripetibile che mi ha permesso di entrare in contatto con docenti e ricercatori di esperienza e nazionalità diverse ma, anche e soprattutto, di contemplare la maestosità della capitale dell’Attica, patria della civiltà occidentale. L’alloggio presso la scuola è stato scandito dalle intense ore di lezione sulla topografia ateniese e spartana, dagli interventi di illustri studiosi di storia greca e dall’esposizione, da parte di brillanti ricercatori, delle proprie "erga".

Grazie alle escursioni presso le aree archeologiche e le visite guidate ho potuto toccare con mano tutto ciò che fino a ieri avevo studiato su libri inanimati ripercorrendo le stesse strade che un tempo videro Socrate, Platone e Aristotele. Trovarsi dinanzi la magnificenza dei Propilei o l’ineguagliabile bellezza estetica ed architettonica dell’Acropoli è stato come vedere la storia prender vita. Una finestra aperta sul passato come quella offerta dalla collina del Filopappo, sul verde fianco sud-occidentale dell’Acropoli dove oggi, un sentiero roccioso conduce fino alla vetta e al monumento di Filopappo (edificio eretto dai greci in onore di un principe romano) o la spianata della Pnice, culla della democrazia ateniese, un tempo luogo di incontro fra gli antichi oratori e il loro pubblico. La gloria del passato racchiusa nel presente.

Ho potuto ammirare tutto ciò che fino a poco tempo fa mi appariva lontano e irraggiungibile, contemplare la bellezza scultorea e il panorama surreale di una città illuminata nella notte e sorvegliata dal mito che, ancora oggi, la domina.

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo. (Lao Tzu)

 

Anfore tardo antiche e alto medievali tra Oriente e Occidente - il racconto

 

di Antonino Cannata e Claudia Pantellaro

Giorno 20 Febbraio 2014 si è tenuto presso l’aula magna del Dipartimento di Archeologia, sito in Palazzo Ingrassia, il terzo seminario organizzato dalla cattedra di Archeologia Medievale del DISUM e del DISFOR dell’Università di Catania in collaborazione con l'Associazione Culturale Archeounict. A tenere una lezione sulle Anfore tardo antiche e alto medievali tra Oriente e Occidente è stata la dott.ssa Brunella Bruno, direttore coordinatore della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e responsabile della tutela territoriale della provincia di Verona. Brunella Bruno ha sintetizzato in maniera estremamente precisa un argomento complesso sia per la portata dei dati a disposizione che per la varietà dei contesti presi in esame.


Prima della rassegna sulle anfore diffuse in tutto il bacino del mediterraneo, è stata affrontata una breve storia degli studi sull’argomento, all’interno della quale la studiosa ha accennato agli studi pionieristici di Riley e dell’equipe scientifica di Ostia, per poi giungere alle problematiche più recenti. Infatti, la dottoressa Bruno ha precisato come lo studio delle anfore tardo antiche sia contraddistinto da diverse questioni, se si considera che sono caratterizzate da un range cronologico piuttosto ampio, da un certo conservatorismo morfologico (le forme si evolvono poco) e dalla frammentarietà degli esemplari ritrovati.  
Dopo questa premessa, la studiosa ha presentato un ampio excursus delle produzioni anforiche a cominciare dalla parte occidentale dell’impero. Tali prodotti si inseriscono all’interno di un circuito commerciale già con i fenici, ma è in età augustea che la percentuale di anfore aumenta anche in connessione alla distribuzione del grano proveniente dall’Egitto, base fondamentale per l’annona. La Bruno pone un accento particolare sul fenomeno dell’annona, in quanto rappresenta una forma di commercio di grande importanza per lo studio delle anfore, al quale tuttavia si accostano sistemi di libero mercato che certamente contribuiscono a tracciare un quadro della distribuzione di questi prodotti. Altro momento importante è sicuramente il IV secolo, quando Costantinopoli necessita di ingenti quantità di grano che determina un boom della produzione di anfore. Il commercio si infittisce con una rete che prevede più assi di scambi: navi piene di grano ed olio frequentano costantemente l’asse commerciale Roma-Cartagine. Nemmeno dopo la conquista vandalica dell’Africa, avvenuta nel 439, le anfore mostrano segnali di crisi, anche se gli atelier in alcuni casi subiscono dislocazioni varie.
La rassegna delle tipologie più rappresentative è stata ancorata alle diverse aree geografiche. In Africa, dopo la conquista da parte dei vandali, le anfore continuano ad essere commercializzate e assumono nuove forme, divenendo cilindriche e di grandi dimensioni (Keay LXIIQ, Keay XXXV e Keay XXXVI). Infatti la riconquista bizantina dell’Africa nel 533 non causa battute d’arresto, anzi le anfore cilindriche del periodo vandalico si evolvono ancora una volta (Keay 61 e 62), così come lo spathèion, forma già presente tra la fine del IV e gli inizi del VI secolo, che assume quasi la forma di un tubulo che può raggiungere i 15 cm di diametro. L’ultima forma di produzione africana è l’anfora globulare tipo Castrum Perti, di VII sec. d.C., una tipologia nuova che evidenzia l’evoluzione della morfologia da cilindrica a globulare.
Nella penisola iberica, invece, la produzione di anfore è fortemente connessa con la suddivisione augustea in Lusitania, Betica e Tarraconesia, ognuna delle quali specializzata in determinate produzioni. Per la Lusitania, ad esempio, caratterizzata dalla produzione di garum, la dottoressa Bruno ha mostrato tre tipologie di anfore piriformi (Almagro LI A-B-C); per la Betica, specializzata nella produzione di olio, l’anfora Dressel 20, molto diffusa a Roma, ma non al nord Italia, così come in Oriente e a Malta, nonché la Dressel 23, progressivamente di dimensioni sempre più piccole, diffusa nell’area padana.    
L’Italia meridionale, invece, è interessata da una produzione anforica già dall’età ellenistica, come dimostrano le anfore Lamboglia 2 in Puglia. Per il periodo preso in esame la studiosa ha focalizzato l’attenzione sull’anfora Keay LII, prodotta in centri calabresi e siciliani e, nel caso della Calabria, è stato interessante notare come alcune anfore rechino bolli con la menorah ebraica (Vibo Valentia) e cristogrammi, segno di un probabile legame di tale produzione con le comunità ebraiche presenti nel territorio. Per la Sicilia la dottoressa Bruno ha menzionato due nuclei produttivi (Naxos e Caronia), con prodotti che, oltre alla Keay LII, annoverano l’anfora tipo Termini e il tipo Crypta Balbi 2.
La rassegna continua con le produzioni caratterizzanti la parte orientale dell’Impero. Costantinopoli è senz’altro il secondo polo attrattivo, dopo Roma, delle merci e stimola nuovi processi produttivi soprattutto nelle zone egeo orientali. Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo le merci orientali, infatti, concorrono con quelle nord africane. I dati noti finora per Costantinopoli non sono abbondanti, ma sulla base delle indagini condotte da John Hayes a Saraçhane e quelli del porto di Teodosio II, è possibile tracciare un quadro piuttosto ampio e variegato del traffico commerciale concentrato nell’area del Bosforo.
Il discorso è proseguito con le produzioni della Cilicia, tra le quali spicca la Late Roman Amphora 1 (V sec. d.C.), prodotta in numerosi centri e largamente esportata; anche qui ricorrono sigle e segni cristiani. Per la Palestina, invece, la studiosa mostra tre tipologie di anfore, la Late Roman 4 o anfora di Gaza e le Late Roman 5 e 6. La prima è prodotta nella Palestina meridionale e si caratterizza per l’assenza della canonica ripartizione delle parti del vaso (collo, corpo e fondo); mentre le LRA 5 e 6 sono prodotte nella Palestina settentrionale fino all’VIII secolo e la prima si caratterizza per la conformazione “a sacco” (bag shaped amphora).
Le isole dell’Egeo e le città della Ionia, spiega ancora la Bruno, partecipano a questo grande processo produttivo: già dal II secolo d.C., infatti, Mileto, Efeso e forse Samo producono la Late Roman 3, caratterizzata da un corpo “a trottola” e un piede modanato. Per quanto riguarda Samo inoltre, la studiosa mostra una tipologia di anfora, detta appunto di Samo, che costituisce un fossile guida per l’età bizantina. Creta rappresenta un contesto ricchissimo con una produzione di anfore già note fin dall’età imperiale; da qui proviene infatti la Late Roman 2, caratterizzata da una decorazione a pettine che progressivamente diventa sempre meno profonda, e nella sua fase tarda (VII sec. d.C.) si evolve dando vita alla prima anfora globulare che costituirà il prototipo delle anfore globulari di VIII secolo.
Infine la studiosa conclude la rassegna delle produzioni orientali con l’Egitto, mostrandoci la Late Roman 7, tipologia che convive con la Late Roman 7 similis ritrovata nel contesto della Crypta Balbi. L’Egitto, precisa la Bruno, è un’area estremamente interessante per la cospicua presenza di anfore tardo antiche e di fornaci, per questo merita senz’altro un approfondimento.
La vastità dell’argomento ha purtroppo riservato poco tempo a un tema di fondamentale importanza per l’VIII e il IX secolo: le anfore globulari. Si tratta di forme abbastanza standardizzate e diffusissime a tal punto da rendere difficile l’individuazione di tipi e centri di produzione. In tal senso solo l’impasto può costituire una discriminante per individuare l’area di produzione.  L’aspetto globulare, spiega la Bruno, è probabilmente dovuto a criteri funzionali, dato che tale anfora era più veloce da fabbricare e facile da trasportare. Malta rappresenta a questo proposito un sito chiave per l’età alto medievale, con una concentrazione estremamente cospicua di anfore globulari di VIII e IX secolo. Accanto ad essa la studiosa colloca i contesti dell’area campano-laziale e le anfore di Otranto. L’aspetto certamente più rilevante è la diffusione capillare di questi prodotti e la moltitudine di centri produttivi tra Oriente e Occidente.
Conclusa quest’ampia rassegna la dottoressa Brunella Bruno fornisce due chiavi di lettura per il complesso fenomeno della produzione e della diffusione delle anfore tardo antiche e alto medievali. Da un lato l’azione di uno stato “dirigista”, che attiva una politica di controllo economico, dall’altro l’attività emporica di VIII secolo che vede coinvolti centri gestiti da poteri locali ma in stretto rapporto con i grossi centri di potere, come l’esempio rappresentato da Comacchio.

Certamente l’ampia esposizione della studiosa ha in qualche modo aperto nuovi orizzonti a un uditorio che per tradizione ha un orientamento classicista e in parte preistorico. La varietà dei contesti, con tutte le loro caratteristiche e problematiche, hanno stimolato numerose riflessioni non solo sull’importanza del periodo preso in esame, ma soprattutto per l’impiego di un approccio metodologico che ha sfruttato più livelli di lettura (storico, economico, politico, sociale) e che punta anche all’ausilio di alcune discipline scientifiche come l’archeometria, fondamentale per stabilire, ad esempio, centri di produzione e sistemi economici di una fase storica complessa e in continua trasformazione come il periodo tardo antico e altomedievale.  

Continua il 'focus on' sull’archeologia medioevale a Catania

 

 

di Teresa Zimmitti e Laura Spampinato

Quello del 29 novembre 2013, è stato il secondo incontro, all’interno del ciclo di Seminari di archeologia medioevale, organizzato dalla cattedra di Archeologia medioevale in collaborazione con l'Associazione Culturale Archeounict.
Si è svolto presso l’aula magna del Dipartimento di Studi Umanistici (Palazzo Ingrassia) ove gli studenti hanno avuto il piacere di relazionarsi con gli studi del Prof. Enrico Cirelli, docente di Archeologia medioevale e di Metodologie e tecnica delle ricerche archeologiche all’università di Bologna.
Nella parte iniziale del discorso, lo studioso, ha mostrato le vicende che porteranno alla formazione dell’insediamento di Classe ed alla sua identità di CIVITAS CLASSIS. Dopo un breve excursus sulla storia di Ravenna, partendo dall’età augustea fino ad arrivare all’imperatore Onorio, responsabile del trasferimento della sede imperiale nella città, sono stati descritti i principali impianti monumentali e le loro relative motivazioni.
Il sito ravennate però non procede da solo: insieme a Cesarea ed a Classe, può essere considerato come una conurbazione urbana. In particolare Classe, con il suo dinamico porto, spicca tra le altre città.

 

La seconda parte, si è concentrata sulle evidenze commerciali che identificano il sito di Classe come centro di redistribuzione per l’Italia settentrionale, dalla fine del 5° sec. d.C. al 7° sec. d.C.. Le attestazioni ceramiche annoverano delle presenze eterogenee: Late Roman 4 (Efeso - Pergamo), Late Roman 1 ( Cilicia - Turchia), Late Roman 5 (Cesarea), ma anche vasellame focese da mensa e piatti provenienti dall’Africa del Nord.
La situazione muta solo dopo il 620 d.C., sotto Eraclio, quando i magazzini del porto di Classe si trasformano in abitazioni a seguito di una riduzione della richiesta di merci. Ma si continuarono ancora a produrre lucerne, vasellame da mensa e manufatti in vetro.

 

 
Da circa un decennio, la ricerca archeologica medioevale, ha evidenziato un particolare dinamismo riferibile all’area adriatica, fornendo un’immagine prospera e composita in antitesi rispetto all’area tirrenica, la quale già nel 7° secolo d.C., inizia a deteriorarsi.
L’Adriatico dunque assurge a ruolo di protagonista di questo nuovo modo di percepire e delineare il Mediterraneo tra il Tardoantico ed il Medioevo. Questo ruolo se confrontato con le evidenze documentarie che conosciamo, relative ai rapporti tra Sicilia e Ravenna, apre ad ulteriori spunti di riflessione.
Allo stato attuale il dato archeologico non consente di evidenziare le relazioni, pure importanti, che conosciamo dalle fonti scritte. Il 30-40% delle rendite del vescovo di Ravenna derivava dai possedimenti in Sicilia della chiesa ravennate ed è stato ipotizzato un suo ruolo nel commercio anche di schiavi (commercio speciale).
Le riflessioni fatte sono state utili per iniziare a costruire nuovi temi di ricerca a cominciare da una più attenta individuazione di indicatori archeologici che possano aiutare a delineare i rapporti economici tra Sicilia ed Altoadriatico.
Il confronto con le ricerche di Classe ci ha, ancora una volta, persuaso nell’idea della lunga strada che l’archeologia medioevale siciliana deve ancora percorrere. Il sito di Classe ci mostra come una ricerca ben strutturata e fortemente voluta dalla comunità - nelle varie declinazioni - possa raggiungere, in un decennio, una qualità eccellente nell’elaborazione del dato archeologico.

Summer history course and fieldwork in Akko - 2014

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo questa interessante proposta di campo di lavoro in storia medievale del Department of History dell'University of Rhode Island che si terrà tra maggio e giugno 2014 ad Akko, l'antica Acre.

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2014 6-credit Summer Field Program: Akko and the Crusades, Israel
Land (Medieval city) and Underwater (Ancient Port) field experience options
Apply at: http://www.uri.edu/international/israel.html
Final deadline for applications: March 3rd 2014



From May 23-June 15 2014, the History Department at the University of Rhode Island will be offering a 6-credit multi-disciplinary summer school in Akko (Acre) designed for advanced undergraduates. Students will experience total immersion in the world of the Crusades: their history and historiography, literature, art, architecture, and archaeology. Half of this intensive 3-week course will be ‘hands-on’ practical training through URI’s unique collaboration with the Israel Antiquities Authority and the Akko International Conservation Center – Citta di Roma (http://conservationcenter.org.il/).

While land option students participate in the International Conservation Center program within the UNESCO World Heritage site of Akko, underwater option students will take part in the IAA-URI excavations of Akko's ancient harbor (scuba & AAUS certification required). Recent discoveries include Hellenistic port facilities and abundant ancient pottery and glass, as well as shipwrecks from the 18th and 19th centuries. Both land and underwater programs will combine for evening classes on the Crusades taught by Medieval historian Prof. Joëlle Rollo Koster of the University of Rhode Island. Students will live and attend classes within the Medieval-Ottoman Old City of Akko and participate in educational tours to archaeological and cultural sites.

The program cost of $4700 (excluding airfare) covers fees for the History of the Crusades Course and the Archaeology-Conservation Program, shared hostel accommodation, and 2-3 meals per day. For further information (including graduate credit option), please contact the program coordinator: Dr. Bridget Buxton, University of Rhode Island ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 401 874 4085).
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Bridget Buxton, PhD.
Department of History
University of Rhode Island
80 Upper College Rd, Kingston, RI 02881
ph. 401 874 4085
fx. 401 874 2595
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Una dottoranda...a Sheffield!

 

 

 

di Angela Catania

 

festa archeologi 5-12-2012 1

 

Qualche settimana fa una chiacchierata con il mio relatore mi ha offerto l’opportunità di riflettere sulle differenze tra la realtà universitaria catanese e quella di Sheffield.

L’ateneo di Catania rappresenta il luogo d’origine della mia formazione, dove ho conseguito la laurea triennale in lettere classiche e quella magistrale in archeologia. Attualmente sono una “matricola” presso l’Università di Sheffield, dove il primo ottobre ho iniziato il PhD in Aegean Archaeology.

È d’obbligo una premessa: mi trovo a Sheffield da soli tre mesi e quindi posso soltanto contribuire con quelle che sono le prime impressioni sulla realtà universitaria di cui attualmente faccio parte.

In primo luogo, il corso che ho avuto la possibilità di frequentare è strutturato secondo una serie di seminari che vedono protagonisti allo stesso momento allievi e docenti.

Nonostante l’ostacolo della lingua non ho riscontrato grandi difficoltà nel seguire le lezioni, nell’intraprendere una nuova ricerca bibliografica, nell’esporre opinioni su argomenti relativi al mio ambito di ricerca. Credo quindi che i corsi di laurea dell’università di Catania siano in grado di fornire agli studenti strumenti cognitivi e critici tali da permettere a ciascuno di poter adattarsi ad un percorso accademico all’estero.

In secondo luogo, il dipartimento di archeologia dell’università di Sheffield fornisce agli studenti la possibilità di usufruire di laboratori finalizzati all’analisi tecnica dei materiali. Il dipartimento catanese manca di tali strumenti, ma possiede d’altra parte una risorsa differente: il territorio. Studiare archeologia in Sicilia è sicuramente un privilegio per la vicinanza ai materiali oggetto di studio e di ricerca.

Il sistema di accoglienza degli studenti stranieri e l’internazionalità sono due positive caratteristiche dell’università di Sheffield. Da un lato, il primo permette ad uno studente di inserirsi più rapidamente nella nuova realtà universitaria; dall’altro, la multiculturalità garantisce la conoscenza di nuove modalità di approccio allo studio e di arricchimento culturale. Alla luce della mia esperienza, ritengo quindi importante sottolineare la crescente apertura all’estero della facoltà di Catania sulla base del percorso già intrapreso attraverso i corsi di laurea internazionalizzati.

Infine, il percorso di studi dell’Università di Sheffield presta attenzione non soltanto alla formazione accademica, ma uguale importanza viene altresì data allo sviluppo di abilità pratiche essenziali al fine di orientare e pianificare le scelte in ambito lavorativo. Ad esempio, gli studenti vengono preparati alla stesura del proprio Curriculum Vitae, piuttosto che alla redazione di lettere di presentazione o di progetti di ricerca. Inoltre, dal momento dell’iscrizione, uno studente è tenuto aggiornato tramite la mailing list dell’università sugli incontri con aziende ed enti pubblici, sulle possibilità di stage e tirocinio presso diversi enti e sulle borse di studio.

In conclusione, spero quindi che questo breve confronto con una realtà accademica straniera possa essere occasione di generale riflessione, nella consapevolezza dell’impossibilità di affrettate soluzioni per realtà storicamente e geograficamente diverse.

Archeounict - Palazzo Ingrassia, via Biblioteca, 4 -95124- Catania (Italia) - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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