Il blog degli studenti di Archeologia di Catania

Argonauti ed ArcheoUnict un'accoppiata vincente per l'archeologia siciliana

 

 

di Cristian Aiello

Gli archeologi dell’Università di Catania puntano l’attenzione sul centro storico di Patti e sulle aree archeologiche di Tindari e Villa Romana.
Nell’ambito delle attività di conoscenza del territorio siciliano e delle sue peculiarità storico-archeologiche, nella giornata di domenica 30 giugno, una delegazione dell’Associazione Culturale ArcheoUnict, composta da studenti, alumni e laureati dei corsi di laurea ad indirizzo archeologico dell’Università di Catania, è giunta in visita ai principali siti d’interesse archeologico della cittadina pattese.
Le iniziative di sopralluogo si configurano come il primo passo verso azioni mirate che hanno lo scopo di promuovere future attività di ricerca scientifica, volte alla valorizzazione dei territori, attraverso la competenza e l’esperienza di professionisti nell’ambito archeologico.
Gli archeologi sono stati accolti e accompagnati dai rappresentanti dell’Associazione Argonauti.

Archeologi in progress - la redazione racconta il "cantiere"

 

 

di Mario Indelicato

Qualche settimana è ormai passata dalla fine del grande cantiere che è stato, per l'archeologia intaliana, il V Convegno nazionale dei giovani archeologi, ma nei corridoi e nelle aule di palazzo Ingrassia è ancora vivo l'entusiasmo e la grande carica di passione scaturite da questa grandiosa esperienza.
Organizzato dai ragazzi dell'Associazione ArcheoUnict, il convegno ha lasciato dietro di se una scia di ardore e fervore negli studenti e nei docenti esibendo pertanto un bilancio nettamente positivo, come leggiamo anche nelle parole di una convegnista, Ilaria Fabiano (Università "la Sapienza" di Roma).

Con oltre 100 partecipanti, 3 workshop tematici, 3 ambiti scientifici, decine di relatori e la conferenza di chisura del prof. Daniele Manacorda, l'archeologia italiana ha davvero un futuro roseo se queste sono le premesse!

In qualità di membri -ed in alcuni casi anche fondatori- dell'Associazione, anche noi della Redazione di ArcheoUnict abbiamo preso parte attiva nell'organizzazione e gestione dell'evento!
A cominciare dalla promozione di interviste ed articoli sul sito passando per la trasmissione in streaming dei momenti salienti, ognuno di noi si è speso al massimo per la riuscita della manifestazione.
Da Alberto Branca, il nostro fotografo, che con la sua infaticabile reflex ha immortalato con foto e video decine di istanti unici ed irripetibili;

 

a Rodolfo Brancato che con la sua geniale maestria digitale ha riassunto in una stupenda infografica tutti i dati del convegno.

 

Come dimenticare il nostro blogger/redattore Salvo "social" Costantino che ha riempito di live-tweet l'etere?


Il nostro contributo passa anche per la goliardia e la gioia della nostra redattrice/poetessa/paroliera ( e chi più ne ha più ne metta) Erika che ci racconta in questo articolo il "suo" personalissimo convegno.
Anche Sergio, co-webmaster e redattore, con le sue "mobilità e frenesia" ha raccontato in queste poche righe i tre giorni di convegno vissuti al di qua della barricata in un continuo saliscendi.
Paragonando l'organizzazione dell'evento ad un "formicaio" Chiara -co-webmaster e redattore- ci spiega nel suo pezzo come dalle iniziali difficoltà siamo tutti insieme riusciti a portare avanti il nostro progetto!

Permetteteci di essere orgogliosi di aver pensato, creato, gestito ed animato un evento dei giovani archeologi per i giovani archeologi, un evento che mai prima d'ora era stato vissuto in rete. Proprio quest'ultima, la rete, è il valore aggiunto che ci ha offerto il convegno. Una rete di giovani ha organizzato l'evento; una rete di giovani l'ha vissuto; una rete di giovani costruisce il futuro dell'archeologia e, perchè no, anche del nostro paese.

Bravi noi, bravi tutti!

La vita dell'associazione ArcheoUnict - La gita a Castelluccio

 

 

 

di Erika Magistro foto dell'Associazione Culturale ArcheoUnict

Il 27 aprile ha avuto luogo la prima gita sociale organizzata dai ragazzi dell’associazione ArcheoUnict della quale faccio parte con orgoglio. Un’associazione di giovani speranzosi accomunati da una passione viscerale: l’amore per lo studio del passato. Un gruppo di aspiranti archeologi, indomiti e temerari, pronti a sfidare le intemperie pur di addentrarsi, con sguardo critico, nella cultura di Castelluccio, insediamento preistorico posto su un piccolo territorio dominante la cava della Signora, tra Noto antica e Palazzolo Acreide.

Cinquantasei partecipanti, dopo essersi dati appuntamento alle ore 8.30 in Piazza Alcalà,si sono diretti con mezzi propri verso l’area sud-orientale della Sicilia, in una mattina uggiosa tradita da un sole inaspettato, armati di allegria e tenacia, guidati dallo sguardo vigile e rasserenante della prof.ssa Simona Todaro che “tanto gentile e tant’allegra É, venuta da cielo in terra per archeologia insegnare”.

Giunti a destinazione, accompagnati dalle sue parole, abbiamo potuto osservare la relativa necropoli costituita da tombe a grotticella artificiale scavate nella viva roccia calcarea, di pianta circolare e con volta a forno. Dopo accurati giri di perlustrazione dell’intera area abbiamo deciso di sostare a Rosolini  provocando, seppur involontariamente, affollamento di auto in vie strette e forse incredule di ospitarne così tante in un solo giorno. Il cielo assolato sopra di noi e la vana speranza di trovare un ristoro per le pance affamate, dentro di noi.

Desolazione e silenzio regnavano indisturbati. Ma il nostro avvento, accompagnato da fragore e risa, ha d’improvviso destato dal sonno pomeridiano gli abitanti del  luogo che, mossi da traboccante curiosità, una volta esaminatici con cura, hanno persino deciso di partecipare alle foto di gruppo. Tra essi, un riguardevole ringraziamento va al Dott. Milazzo, un anziano e simpatico signore che, dopo essersi presentato con dovizia di particolari, mi ha abilmente venduto il  libro dal titolo: Interviste, figure e Ritratti.

Dopo aver trovato refrigerio con un gelato, abbiamo abbandonato il comune di Rosolini per introdurci a Marzamemi, antico borgo di pescatori, oggi villaggio turistico. Mare terso e Barche variopinte ancorate al porticciolo si sono presentati ai nostri occhi nella dolcezza pomeridiana. Una volta in Piazza Regina Elena, sulla quale si ergono due chiese e si dispiega un tappeto di sedie blu che riportano ad atmosfere greche, ci siamo fermati a brindare, oltre che per il  compleanno della collega Ester Messina, per il conferimento del titolo di socia onoraria dell’associazione alla professoressa Todaro, alla quale noi studenti abbiamo dedicato una rivisitazione del noto sonetto dantesco “tanto gentile e tanto onesta pare”. Una lunga passeggiata sotto una luce persistente in vicoli adorni di fiori sgargianti, dove bambini giocano ancora con la palla e uomini con la coppola sul capo stazionano  in attesa di novità, restituendo l’immagine di una Sicilia atavica e autentica, hanno coronato una giornata memorabile. Sullo sfondo ancora mare. Ancora NOI. Complicità archeologica. Intesa impareggiabile. Associati nella passione. Associati nell’amicizia. Tutto  questo è ARCHEOUNICT.

 

Sempre caro mi fu quest’ermo Studio,
E questa Archeologia, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel dipartimento mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste  aule, io quello
Infinito passato  a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno ,
E le morte civiltà, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Associazione  emerge la passione mia:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

Photo Gallery

Per ulteriori foto guarda la galleria completa fornita per gentile concessione dell'Associazione Culturale ArcheoUnict 

 

Il Liotrowel alla scoperta di Babele

 

 

di Salvo Costantino, foto dell'Associazione Culturale ArcheoUnict

 

Il prof. Mario Liverani

Si è tenuta il 9 maggio scorso, ennesimo appuntamento del ciclo di seminari "Incontri del Liotrowel", la presentazione del nuovo libro del prof. Mario LiveraniImmaginare Babele – Due secoli di studi sulla città orientale antica”, presso l’aula Magna di Palazzo Ingrassia. Liverani, instancabile, ci ha condotti per circa due ore attraverso uno degli argomenti purtroppo troppo spesso poco messi a fuoco nell’archeologia, ossia la storia degli studi. Una narrazione ricca di immagini, aneddoti e storie. Un volume in cui sono intessute le fila di circa duecento anni di interesse, passione ma anche indifferenza per il mondo orientale, in una parabola – a detta dello stesso Liverani- che oggi segna la fine di un ciclo ma che lascia lo spazio per l’inizio di uno nuovo.

Qui di seguito una breve sintesi dell’incontro.

Nell’immaginare le città del Vicino Oriente Antico intellettuali ed eruditi, per circa due secoli, si sono serviti di due immagini complementari: la prima riguarda le dimensioni spropositate dell’impianto urbanistico nel quale non vi era spazio che per i palazzi reali, la seconda, che ha avuto maggiore eco fino ai nostri giorni è quella della maledizione biblica, della completa distruzione per volontà divina: Babele.

Le sontuose corti orientali sono state sempre immaginate come luoghi in cui lo sfarzo più ostentato e il piacere la facevano da padrone. In parte questa concezione è dovuta sicuramente ai racconti che si fanno nei testi biblici, soprattutto quelli dei profeti ma non solo. Infatti anche per lo storico greco Erodoto, lo scontro tra Greci e Persiani è uno scontro di civiltà o meglio uno scontro tra i valori di libertà e democrazia contro i disvalori dei despoti persiani. Per giungere al mondo islamico che ha semplicemente lasciato nella totale indifferenza tutto ciò che veniva prima della missione profetica di Maometto, il cosiddetto periodo della jahiliyya (ignoranza).

Ma per capire quanto l’onda lunga di questo pregiudizio sia arrivata ai nostri giorni basti pensare alla graphic novel di Frank Miller “300” in cui la corte persiana viene descritta negli stessi termini, se non ancora più caricaturali, che in Erodoto.

Pertanto nella magnificenza e nel lusso sono state viste le cause della completa distruzione delle città, seguendo un topos abbastanza comune secondo cui la corruzione dei costumi porta ineluttabilmente al declino di ogni civiltà.

Ma ritorniamo a focalizzare l’attenzione sulla città e su come è stata immaginata per circa due secoli, Liverani ha mostrato alcune opere di quei pochi artisti che prendendo parte al cosiddetto “Voyage en Orient” immaginavano Babilonia o Ninive: è l’esempio della Babilonia di Fischer von Erlach del 1721 in cui vediamo una città sterminata, ricca di palazzi che non lasciano posto alle abitazioni per il popolo. Un altro esempio è una delle prime “piante” della grande Ninive, redatta in base alle notizie di Strabone che occupava quasi tutta l’Assiria.

Nel suo lungo excursus, il prof. Liverani ha anche discusso di colonialismo e di come esso abbia interferito con gli studi sulle città orientali, non solo ad un livello pratico, in cui il permesso accordato per scavare si è presto tramutato in permesso di esportazione, ponendo le basi dei nuclei fondanti di istituzioni museali quali il Louvre ed il British Museum, alimentando il fenomeno del collezionismo che assumeva dunque una duplice valenza, di conoscenza sì, ma anche di ostentazione del potere.

A livello più teorico il peso del colonialismo si è fatto sentire anche in alcune interpretazioni dell’arte vicino orientale: è il caso di Ferguson che vede in quest’ultima il risultato di una commistione tra arte egizia e indiana, non erano forse Egitto e India i confini dell’impero britannico!

Emblematica è la scena del film Intolerance di Griffith del 1916 in cui viene riprodotta un’improbabile architettura della città di Babilonia, gli elefanti in cima alla colonna sono forse la rappresentazione più vivida di questo mix di stili teorizzato da Ferguson.

Il professor Liverani conclude dicendo che sono stati portati avanti tantissimi progetti di ricerca sulla città mesopotamica come quello di Leo Oppenheim sulla Sippar paleobabilonese o il progetto Jarmo di Braidwood sullo studio dei villaggi orientali, nonostante i grandi sforzi e i progressi fatti nello studio della città orientale antica – chiosa sarcasticamente Liverani - i nomi di Babele o Babilonia rievocano tutt’ora le stesse immagini nate nel settecento.

 

 

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Da Catania alla Libia e ritorno

 

 

di Santo Salvatore Distefano foto di Alberto Branca

 

Muovendosi nel solco della tradizione degli studi archeologici catanesi sulla Provincia Africa Proconsularis, giovedì 04/IV/2013 si è tenuta, presso l’Auditorium “G. De Carlo” del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, la presentazione del volume “Il tempio sul decumano maggiore di Leptis Magna”, a cura del Prof. Francesco Tomasello, della collana “Monografie di Archeologia Libica” (al numero XXXI) edita da “L’Erma” di Bretschneider.

Iniziata puntualmente alle ore 10.00, la mattinata ha visto come primo intervento il saluto del Prof. Giacomo Pignataro nuovo Rettore dell'Ateneo, il quale ha ricordato anche un aneddoto su una sua visita proprio agli scavi di Leptis Magna.

Successivamente il Direttore del DISUM, Prof. Carmelo Crimi, ha ricordato come l’Ente da lui rappresentato abbia un Istituto di Archeologia considerato gloria e vanto del settore umanistico dell’università catanese; infine, dopo una piccola parentesi sul corso magistrale “internazionalizzato” di Archeologia e sul Convegno dei giovani archeologi italiani - “Archeologi in progress” previsto per la fine di Maggio, ha letto i saluti del Dr. Akhmed el-Majub, Sovrintendente alle Antichità Libiche presso Leptis Magna, il quale non ha potuto essere presente.

Il Prof. Nicola Bonacasa, forte della sua attività archeologica e presenza sul campo sin dal 1955, ha, inoltre curato l’introduzione sulla regione libica della Tripolitania, oggetto degli studi ivi presentati. Il noto studioso si è soffermato sulla equipe dell’Università catanese, mirabilmente coordinata dal Prof. Tomasello.

Last but not least, a concludere la prima parte della giornata è stato il Prof. Ibrahim Magdud, Presidente dell’Accademia Italo Libica, il quale ha portato i saluti della organizzazione da lui presieduta ed ha invitato il nuovo rettore a riattivare con più impegno ed entusiasmo le numerose iniziative catanesi in Libia, in ispecial modo in questo momento dopo la fine del conflitto contro il Colonnello Gheddafi.

Terminati i saluti di rito, è toccato alla Prof.ssa Stefania Quilici Gigli l’onore di illustrare al consesso riunito i meriti e le rilevanti acquisizioni dovute a questa nuova pubblicazione.

Dulcis in fundo, la Prof.ssa Rosa Maria Bonacasa Carra, ha illustrato, dopo essere stata brevemente introdotta dallo stesso Tomasello, i risultati del progetto sopra menzionato, il quale si è focalizzato sul tema “Pagani e Cristiani a Sabratha e Leptis Magna tra III e VI secolo d.C.”, che ha avuto riscontro diretto nel seminario di studio tenutosi ad Agrigento il 26 e 27 Gennaio 2012 e nella successiva pubblicazione degli atti.

Oltre la sopra citata presentazione vi sono state, tra il 4 ed il 5 Aprile, alcune attività didattiche collaterali, dedicate soprattutto agli studenti della cattedra di “Rilievo e analisi dei monumenti antichi”, alle quali hanno preso parte, oltre ai professori Tomasello (Una introduzione a Leptis Magna e I nuovi scavi presso la Regio III/insula 16 di Leptis Magna) e Bonacasa Carra (Pagani e Cristiani a Sabratha), l’Arch. Rossella D’Angelo (Per una restituzione digitale del Tempio sul Decumano maggiore di Leptis Magna) ed i Dott. Veronica Riso (Le lucerne della Regio III/ insula 16 di Leptis Magna), Giuseppe Terranova (I laterizi dal Tempio sul Decumano Maggiore di Leptis Magna) e Francesca Trapani (Afro Murice. Le malte di murici e la topografia di Leptis Magna in periodo giustinianeo).

Volendo tirare le somme di questa “due giorni”, possiamo notare che, nonostante passi il tempo e la memoria delle vicende che ne hanno segnato la via diventi sempre più labile, l’interesse per l’“Africa romana” diviene, oggi più che mai, un fuoco inestinguibile che non accennerà mai ad affievolirsi.


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