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Nos flumina arcemus, derigimus, avertimus. Canali, lagune, spiagge e porti nel Mediterraneo antico

  

Nos flumina arcemus, derigimus, avertimus.

Canali, lagune, spiagge e porti nel Mediterraneo antico

di Enrico Felici

Edipuglia, BIBLIOTHECA ARCHAEOLOGICA - 40, 2017

 

Frutto della ricerca del Prof. Enrico Felici, specialista in Rilievo e analisi tecnica dei monumenti antichi e Archeologia Subacquea, il volume offre una panoramica completa sui sistemi idrografici nel mondo del Mediterraneo antico

Sui sistemi idrografici si sono basate la vita, le economie e le culture dell’antichità; lo testimoniano gli sforzi per adattarli alle necessità umane: attività che erano praticate molto più intensamente di quanto oggi sia possibile percepire. il ventaglio di interventi che si potevano effettuare sui corsi d’acqua era in effetti molto ampio, ben più di quanto lasci intendere la frase di Cicerone presa a prestito per il titolo di questo libro: Nos flumina arcemus, derigimus, avertimus. Le azioni antiche sulla rete idrografica, basate sullo scavo di canali artificiali, spaziano infatti dalle deviazioni fluviali, a scopo civile o bellico, al collegamento con il mare per coltivare le lagune costiere, ai sistemi di irrigazione, ai canali asserviti agli insediamenti urbani, fino alle ‘autostrade sull’acqua’ e al taglio degli istmi, realizzati o solamente progettati da monarchi e imperatori. Nell’individuare le tracce di queste infrastrutture, è necessario il concorso della prospezione archeologica e – soprattutto – delle fonti letterarie ed epigrafiche: si compone così un quadro, geograficamente ampio e distribuito su un lunghissimo periodo, di cui il libro offre una panoramica che prende in esame l’Egitto, la Mesopotamia e l’Europa, che si spinge fino alle soglie del Medioevo, con qualche richiamo al Rinascimento.

Il volume nella prima parte presenta alcuni appunti sulle metodologie di ricerca, poi alcune distinzioni tipologiche sulle infrastrutture idroviarie, sulla loro distribuzione e le diverse applicazioni. Seguono delle notazioni sulle implicazioni tecniche, gli aspetti sociali e i contenuti mitici e ‘religiosi’ dell’azione dello scavo. Sono poi trattate le relazioni fra i canali, le lagune costiere e i porti; un peculiare campo di applicazione dell’escavazione sono infatti le grandi installazioni portuali articolate su invasi e canali di ingresso e di raccordo ai sistemi idroviari: incisioni nel terreno che richiedevano la stabilizzazione, esigenza che in età romana imperiale trovò la più efficace tecnologia nell’opus caementicium pozzolanico, autorevolmente promosso da M. Vitruvio Pollione.

Nella seconda parte, il libro raccoglie una rassegna di realizzazioni (canali navigabili ‘regionali’ e locali, porti scavati, tagli di istmi), distribuite su vari contesti territoriali: panoramica da cui si ricava che, se lo si osserva in maniera olistica, il paesaggio antico del Mediterraneo è anche il risultato dell’intensa attività di adattamento delle reti idrografiche, marittime e interne, mirata ad ottenere una viabilità il più possibile capillare e continua.

Catania Antica. La Carta Archeologica

 

"Catania Antica. La Carta Archeologica" 

a cura di Edoardo Tortorici.

Testi di: Paolo Barresi, Massimo Cultraro, Maria Teresa Magro, Vincenzo Ortoleva, Edoardo Tortorici

L’Erma di Bretschneider,  Studia Archaeologica, 211, 2016

 

La carta archeologica pubblicata a cura del prof. E. Tortorici (Topografia Antica) è il catalogo completo delle antichità della città di Catania, sia dei monumenti che si sono conservati sia di quelli che sono scomparsi ma sono documentati da dati di archivio. 

Nella carta i dati archeologici sono georeferenziati e riportati in modo topograficamente puntuale e non simbolico: dei monumenti antichi viene indicato l’ingombro nello spazio e la forma. Il lavoro oggi edito su Catania antica si inserisce, quindi, pienamente nell'antica tradizione della Topografia Antica: le carte archeologiche (o carte dei Beni Archeologici) rappresentano, infatti, una insostituibile base di partenza per orientare (a partire dalla fase progettuale) le decisioni di Enti Locali e Territoriali in merito alla tutela dei Beni Culturali nelle trasformazioni urbanistiche e/o edilizie delle città a continuità di vita.

La prima sezione del volume è intitolata "Forma Urbis Catinae": al catalogo topografico dei monumenti antichi della città segue la sintesi storica-topografica su Catania prima dei Greci (Prof. M. Cultraro) e su Catania greca e romana (Prof. E. Tortorici)

La seconda sezione "Studi e materiali" è tutta dedicata agli studi specialistici. Una nuova edizione dei frammenti del "Chronicon Urbis Catinae" di Lorenzo Bolano, con traduzione e commento critico, è finalmente proposta dal Prof. V. Ortoleva, testo fondamentale per la lettura della topografia della città. La dott.ssa M. T. Magro e il dott. P. Barresi propongono due studi specialistici sulla cultura artistica di Catania greca e romana, attraverso la puntuale panoramica di materiali noti e meno noti.

L'introduzione al volume si chiude con una bella riflessione del Prof. E. Tortorici: “Terminerei questa introduzione con una nota di carattere personale. Nel licenziare il volume, confesso di provare grande emozione: il lavoro sulla carta archeologica di Catania mi ha accompagnato per molti anni. Ho cominciato a raccogliere materiali per la ricerca a partire dall’ormai lontano novembre 1992, quando, poco più che quarantenne, mi traferii da Roma all’Università di Catania. Certamente la mia formazione topografica alla Scuola Romana di Topografia Antica di Ferdinando Castagnoli, è alla base di tale immediato interesse. Sento l’obbligo di affermare, senza mezzi termini, che in tutti questi anni da Catania molto ho ricevuto, in termini di crescita umana e professionale. Spero che questo lavoro possa, almeno in parte, servire da ringraziamento.”

 

 

 

Tradizione, tecnologia e territorio 2

 

 

Abstracts

 

Antonino Barbera, I guardiani del fiume. Per una carta archeologica degli insediamenti del territorio di Caltanissetta tra l’Eneolitico ed il Bronzo Antico
 
Sin dall’Eneolitico Antico il territorio di Caltanissetta è stato interessato da insediamenti umani grazie alla compresenza di un fiume, di un sistema collinare, di una fertile vallata facilmente controllabile e di risorse minerarie. Lo sfruttamento di queste opportunità, e l'evoluzione tecnologica, ebbero esito in una crescente sedentarietà. È possibile seguire lo sviluppo di questo processo, il cui acme è da collocare nel Bronzo Antico, attraverso le differenti facies dei materiali.

 

Giacomo Biondi, Una tomba del Bronzo Antico sulla cima di Monte Ficarazza (Centuripe – EN)

La ricca documentazione del Bronzo antico nell’area pedemontana dell’Etna fino a qualche anno addietro, a causa di una lacuna della ricerca, non trovava eguale riscontro nella zona limitrofa delle propaggini orientali degli Erei, al di là del medio corso del fiume Simeto. Si presentano qui  indagini di superficie condotte dal CNR - Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (Catania). Le ricerche, oltre a documentare il rapporto tra la Kentoripa di età storica e la chora circostante, hanno fornito dati sulle dinamiche di popolamento tra il Neolitico e il Bronzo antico.


Massimo Cultraro, Catania Prima di Evarco. Per una carta archeologica delle evidenze preistoriche nell’area urbana

Questo contributo mira a indagare le fasi di antropizzazione preistorica nella zona corrispondente alla città di Catania. Studi degli ultimi decenni si sono concentrati su una lunga sequenza pre-greca stratificatasi sulla collina di Montevergine. Nuove informazioni vengono poi da ricerche in  archivi storici, che illustrano ritrovamenti preistorici della fine del XIX secolo. Inoltre, materiale archeologico proveniente da Catania è stato rintracciato nel Museo Archeologico 'Paolo Orsi' di Siracusa e nel Museo di Storia Naturale a Vienna. Il riesame complessivo di questi dati  suggerisce di rivalutare la tradizionale interpretazione della presenza umana nella zona di Catania durante il Neolitico e l'Età del Bronzo.


Vincenzo Ortoleva, Catania. Il cosiddetto Arco di Marcello nel Chronicon urbis Catinae di Lorenzo Bolano

Sulla base delle testimonianze di Pietro Carrera (1639) e di Giovan Battista de Grossis (1647), si fornisce una nuova edizione critica (l’ultima era quella di G. Libertini del 1921) del frammento del Chronicon urbis Catinae di Lorenzo Bolano (XVI-XVII sec.) relativo alla descrizione del cosiddetto ‘Arco di Marcello’ a Catania (demolito dopo il terremoto del 1693). Il testo di Bolano è inoltre per la prima volta tradotto e analiticamente commentato. Sono infine passate in rassegna le immagini e le rappresentazioni cartografiche dell’arco al momento reperibili e le notizie su di esso fornite da altri storici locali.

 

Edoardo Tortorici, Catania. Il cosiddetto Arco di Marcello. Problemi di topografia antica

Lorenzo Bolano (fine XVI-inizi XVII secolo), descrive con numerosi particolari un arco antico in Catania, via Vittorio Emanuele II, di fronte la attuale chiesa di S. Martino dei Bianchi. Questa testimonianza stimola la fantasia degli storiografi seicenteschi catanesi, che attribuiscono senza fondamento l’arco al console M. Claudio Marcello, conquistatore di Siracusa nel 212 a.C. In realtà, alcuni lavori dei primi anni dell’Ottocento, hanno fatto rinvenire resti archeologici, in seguito identificati come podio templare. Documenti conservati negli archivi del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania hanno consentito di precisare e confermare tale ipotesi. Alcuni studiosi hanno pensato di attribuire le strutture ad un santuario di Iside, tuttavia sarebbe preferibile una identificazione del tempio con il santuario di Cerere, ricordato da Cicerone nelle Verrine (Cic., Verr. IV, 99-102).

 

Antonio Tempio, Catania. La scoperta dell’epigrafe di Iulia Florentina e alcune ipotesi sui luoghi dei fores martyrum

Nell'estate del 1730 venne scoperta a Catania l'iscrizione di Iulia Florentina (CIL X/2, 7112), un elogio funebre di grande interesse per lo studio della cristianità delle origini in Sicilia. La lapide (per la menzione del corrector provinciae) è datata non più tardi delle prime tre decadi del IV sec.; il contenuto si riferisce alle sepolture (o 'recinti') dei martiri cristiani, dove fu sepolta la giovane Iulia Florentina, pacana nata ed in seguito fidelis facta prima della morte. Gli scavi archeologici dell'ultimo secolo hanno portato alla luce  - in un'area suburbana della città antica - un martyrium paleocristiano e tombe cristiane attestate da iscrizioni.  I ritrovamenti hanno anche suggerito di situare la tomba perduta di Iulia Florentina in quest'area suburbana, che nel IV secolo potrebbe essere stata il luogo dei fores martyrum menzionati dall'iscrizione. In base all'informazione fornita dai primi studiosi e specialmente grazie alle copie inedite dell'"Archivio Muratoriano" di Modena, la sepoltura di Iulia Florentina può essere collocata nei pressi delle mura antiche della città, dvoe si trovava una seconda vasta necropoli, non lontana dai luoghi storici collegati ai martiri cristiani di Catania, compresi Agatha e Euplus.


Francesca Maria, Contributi preliminari per la Carta Archeologica del territorio di Sferro

Le aree, ricadenti nei comuni di Catenanuova, Centuripe e Paternò (Catania), sono state oggetto di ricognizioni archeologiche che hanno permesso di ricostruire l’evoluzione storica degli antichi insediamenti, dall’età preistorica a quella medievale.


Elena Consoli, Francesca Maria, Nuovi dati archeologici dai fondali di Acitrezza

Nella baia di Acitrezza - Isola Lachea (Catania) sono state condotte ricognizioni sistematiche negli anni 1999-2000, che hanno individuato aree ad elevata concentrazione di materiale archeologico dal IV sec. a.C. ad età bizantina, e negli anni 2001-2004 che hanno restituito ulteriore materiale tra cui alcuni reperti    che segnalano la possibile presenza di un relitto. Le tipologie dei materiali consentono di formulare alcune ipotesi circa i traffici marittimi e la circolazione locale delle merci (soprattutto olio e vino).


Piero Alfredo Gianfrotta, Barchette fittili siceliote e prove di immaginarie navigazioni

Lo studio dei modellini in terracotta di navi commerciali o a remi da Siracusa, Milazzo, Gela e altri luoghi della Sicilia orientale confermano le connessioni ipotizzate l'Egitto  ellenistico e romano, dove Giovenale (Sat. XV, 124-128) documenta il loro largo uso. Molti altri modelli simili di barche in terracotta sono diffusi nei paesi del Mediterraneo orientale (Creta, CIPRE, pneumatici, Egitto). La forma caratteristica del  rostro di una nave-modello da Siracusa (necropoli del Fusco) e le fisionomie facciali delle figurine mostrano strette analogie con rostri e vogatori in rappresentazioni dipinte di attacco navale su vasi arcaici (cratere di Aristonothos, e altri) e possono suggerire antiche origini di eventi mitici / storici.


Carmelo Martino, Le anfore dal mare di Hipponion–Valentia

Le circa settanta anfore esaminate in questo articolo fanno parte di un gruppo di oggetti di provenienza sottomarina, acquisiti con sequestri e recuperi mirati dal Museo Archeologico di Vibo Valentia. I manufatti coprono un periodo che va dalla metà del V secolo a.C. alla metà del XI secolo d.C. Si può presumere che almeno tre gruppi omogenei di anfore provengano da naufragi nelle acque prossime al centro greco-romano di Hipponion-Valentia (Calabria centro-occidentale).


Enrico Felici, Il mare a Roma

Svetonio riporta che Nerone aveva l'intenzione di far arrivare il mare a Roma con un canale da Ostia. Il progetto, che non risulta sia stato avviato, viene esaminato immaginandone le caratteristiche e le finalità e inquadrandolo negli interventi di Nerone sulle infrastrutture per i trasferimenti annonari e classiarî. Si confronta inoltre la notizia di Svetonio con il giudizio che lo stesso Svetonio e Tacito danno sull'altra fossa neroniana tra Ostia e l'Averno, e con il progetto di Cesare tra Ostia e Tarracina, ricordato da Plutarco.

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Archeologia Classica in Sicilia e nel Mediterraneo

 


È stato appena dato alle stampe il volume dal titolo:

Archeologia Classica in Sicilia e nel Mediterraneo.

Didattica e Ricerca nell’esperienza mista CNR e Università
Il contributo delle giovani generazioni. Un triennio di ricerche e di tesi universitarie

A cura del Prof. Daniele Malfitana, direttore del CNR-IBAM e professore a contratto di "metodologie, cultura materiale e produzioni artigianali nel mondo classico" presso l'ateneo catanese; e di Giuseppe Cacciaguerra, assegnista di ricerca presso lo stesso CNR-IBAM.

Il titolo non è casuale: qui si parla di un'esperienza mista, tra Consiglio Nazionale delle Ricerche ed Università, di un modello operativo definito "catanese" perché è nella realtà del contesto universitario etneo che esso prende forma. Ciò rappresenta la miscela più entusiasmante che ha dato vita ed anima oggi la matrice di questa raccolta permettendone la sua stessa costituzione, realizzazione e divulgazione. L'impegno che vede coinvolto l'Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR in una molteplice serie di attività nel più ampio contesto mediterraneo, dalla Turchia all'Albania fino ad arrivare alla nostra Sicilia ha permesso di promuovere, sostenere, e sviluppare una serie di progetti di ricerca che grazie al coinvolgimento di molti studenti è stato possibile avviare e rendere sostenibili negli anni.

Il volume presenta saggi e contributi formulati in gran parte da giovani laureati o laureandi, ciascuno all'interno di uno specifico ambito. Questo lavoro contribuisce a mobilitare le energie nuove e far emergere le idee fresche dei giovani archeologi che frequentano le nostre strutture facilitando così il loro percorso formativo e facendo sì che il contesto culturale complessivo - del Paese, della Regione e della realtà locale - possa giovarsi in un futuro ormai prossimo delle loro competenze e del loro desiderio di crescita.

 

The Phaistos hill before the palace: a contextual reappraisal

 

 

This work represents the first comprehensive account of all the deposits and structures uncovered over the past hundred years on the three hills of the Phaistos ridge (in south-central Crete), and also the first attempt to clarify the nature of the site - in terms of function and status - from its foundation at the end of the Neolithic period through the Early Bronze Age. It is suggested that Phaistos stood out in the Prepalatial Mesara not only on account of its size, but above all for (1) its continuity of occupation, which contrasts with the settlement mobility revealed by the numerous single-phase sites uncovered in the region (2) the large-scale building projects that took place at the core of the site between EM II and EM III and (3) the specificity of some of the communal activities that took place in certain locations, which might have involved the periodic re-visiting of the hill by other Mesara groups.

Simona V. Todaro

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