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Syndesmoi 3 - Ricerche e Attività del Corso Internazionalizzato di Archeologia - Catania, Varsavia, Konya triennio 2009-2012

 

 

 

Il corso di laurea magistrale in Archeologia dell’Università di Catania ha formalizzato dal 2009 una proiezione internazionale che si è concretizzata, oltre che nell’organizzazione di mostre, convegni e seminari in collaborazione con istituzioni estere, in convenzioni per il conseguimento del doppio titolo di laurea, valide attualmente per l’Università di Varsavia e l’università di Selcuk, Konya. Da queste collaborazioni sono nati attività di ricerca e progetti di cui i Quaderni intendono essere espressione.

Questo volume è stato pubblicato con i fondi del progetto Corso di laurea internazionale in Archeologia, opzione internazionale, finanziato dal programma Cooperlink per l’anno 2012.

Il volume raccoglie 21 contributi frutto delle attività di ricerca e di didattica svolte all’interno del progetto “Corso di laurea magistrale in archeologia, opzione internazionale”, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università di Catania. Il progetto, nato a seguito delle convenzioni per la concessione del doppio titolo stipulate tra l’Università di Catania e l’Università di Varsavia (firmata nel 2009 e rinnovata nel 2011) e tra l’Università di Catania e l’Università di Selcuk, Konya, Turchia, firmata nel 2010, è stato finanziato negli anni 2010-2012 dal programma di cooperazione universitaria internazionale del MIUR (Cooperlink), ed ha consentito a studenti italiani e polacchi di ottenere le prime lauree con doppio titolo, oltre a favorire una più stretta interrelazione tra professori, ricercatori e studenti delle tre università, attraverso l’organizzazione di corsi, seminari ed attività di ricerca in comune, e la concessione di contributi per mobilità a docenti e studenti.
Il volume si articola in tre sezioni. La prima (seminari e ricerche) comprende 12 articoli relativi ad una gamma ampia di temi e di approcci, sviluppati durante le lezioni del corso: il rapporto tra nomadismo e neolitizzazione in Uzbekistan (A. Lasota-Moskalewska, K. Szymczak), il problema dello spazio nell’arte egea e nella architettura egiziana (F. Blakolmer, G. Hölbl), quello dell’occupazione in grotta nella Sicilia dell’Età del Rame (O. Palio), il rapporto tra Greci e indigeni in Sicilia (M. Frasca, M. Camera), aspetti della produzione artistica a Siracusa e in Sicilia in età greca e romana (C. Portale), una riflessione sul tema della romanizzazione (F. Buscemi), ricerche sui cimiteri e sulla topografia di Siracusa e del suo territorio in età tardo antica (M. Sgarlata, F. Buscemi), un esame iconografico su una urna da Çumra (A. Baldiran). La seconda sezione contiene relazioni su scavi e attività del corso a Kyme eolica (M. Frasca), al Predio Maltese, Siracusa (M. Sgarlata et alii), presso il Museo di Centuripe (R. Patané), nonché i risultati del corso di archeologia sperimentale “Textile production in the Mediterranean” presso l’università di Varsavia (A. Ulanowska). La terza sezione, infine, ospita gli esiti delle ricerche condotte come master thesis dai laureati del corso, relative a temi di archeologia minoica (A. Catania, M. Figuera, A. Licciardello) e preistoria siciliana (K. Zebrowska).

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Tradizione, tecnologia e territorio 1

 

 

Tradizione tec e territ 1

 

Tradizione, tecnologia e territorio I è il secondo volume della collana Topografia antica, diretta da E. Tortorici. Il volume è stato stampato con il contributo del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania e il Consorzio Universitario Archimede di Siracusa. L’eloquente titolo è riferito ad una metodologia consolidata di ricerca archeologica sul territorio: termine, questo, da intendere nell’accezione più ampia, nelle sue componenti emersa e sommersa. Vi sono infatti presentati anche vari contributi di ambiente marittimo: Topografia antica è dunque una nuova sede anche per lavori di archeologia subacquea, nell’ampia accezione di questa definizione.

Tradizione, tecnologia e territorio I, Topografia Antica 2, Acireale-Roma 2012, formato A4, pp. 208, 173 figg. in b&n.

Abstracts

Edoardo Tortorici, Roma nell’età di Cesare, la politica urbanistica.
La Lex de Urbe augenda (et exornanda et instruenda), fatta approvare da Cesare probabilmente nell’autunno del 45 a.C., ci viene tramandata dalle fonti letterarie come il primo intervento urbanistico su larga scala di Roma. In questa legge infatti viene addirittura prevista la deviazione del Tevere per risolvere il problema delle frequenti e disastrose alluvioni, oltre alla trasformazione di interi quartieri della città (Foro Romano, settore a Nord-Ovest dell’Argiletum, costruzione del Forum Iulium, Campo Marzio, trasferimento delle funzioni del Campo Marzio al Campo Vaticano). Risulta inoltre evidente che tali trasformazioni urbane previste dalla lex comportarono la variazione di destinazione d’uso di molti quartieri ed aree di Roma, soprattutto lungo la riva destra del Tevere, dove sorgevano numerosi horti e ville di proprietà di numerosi esponenti di rilievo dell’aristocrazia romana. Si ipotizza che il notevole danno economico derivante da tali progetti cesariani contribuì non poco alla radicalizzazione dell’opposizione anticesariana che portò all’assassinio del dittatore.

Giuseppina Sirena, La viabilità antica ai margini occidentali della Piana di Catania.
Il territorio di Ramacca, ai margini occidentali della Piana di Catania, è stato oggetto di ricognizioni archeologiche a partire dagli anni ’90 che hanno permesso di ricostruire le dinamiche del popolamento dall’età preistorica all’età tardo imperiale, la viabilità antica ed, in particolare, il tracciato della Catina – Agrigentum.

Enrico Felici, Luca Lanteri, Latomie costiere a Siracusa.
Dalle latomie sulla costa di Siracusa si ritiene sia stata tratta la pietra servita alla costruzione dei templi arcaici di Ortigia e dell’Olympieion. Lo studio dell’Università di Catania in corso è mirato alla documentazione delle aree. Poiché l’aerofotogrammetria non è efficace sui contesti inondati, si sperimentano altri sistemi di rilievo archeologico rapido, come il fotomosaico planimetrico. La scoperta, sulle aree di cava, di numerose bitte destinate alla movimentazione interna dei blocchi di pietra mostra aspetti sinora poco noti del lavoro nelle latomie antiche.

Valeria Tito, Zeus Kasios. Un culto montano a tutela della navigazione.
Si illustrano i risultati di uno studio su ceppi d’ancora in piombo recanti una dedica a uno Zeus Casius - Kasios, di età genericamente romana. La diffusione di questa complessa figura divina nel Mediterraneo ha toccato il suo apice in età ellenistica, ed ha interessato tutti i territori conquistati dai Romani, dalla Siria alla Baetica e dall’Egitto alla Pannonia. Dalle fonti letterarie ed archeologiche riferite a Zeus Kasios, è possibile tracciare un quadro complessivo sulle sue origini, il suo sviluppo e la progressiva diffusione del suo culto. Ne risulta un quadro in cui era Zeus Kasios percepito come divinità salvifica dai naviganti, come protettore della navigazione e, probabilmente, anche delle transazioni commerciali. I suoi maggiori centri di culto erano ubicati sulle cime dei monti; altri ebbero sede su alture non molto distanti dalla costa. L’apparente contraddizione di un dio “montano” protettore dei naviganti potrebbe spiegarsi con la posizione prospiciente il mare della maggior parte dei luoghi elevati in cui Zeus Kasios era venerato.

Enrico Felici, Un impianto con thynnoskopèion per la pesca e la salagione sulla costa meridionale della Sicilia (Pachino, SR). Eliano, Oppiano e la tonnara antica.
Un nuovo impianto di conservazione del pesce, individuato sulla costa di Pachino (SR), conserva anche tracce di apparati alieutici. Un’analisi comparata tra le fonti sulla pesca del tonno, principalmente Eliano e Oppiano, e la letteratura etnografica sulle tonnare siciliane moderne rende concreta la possibilità che l’installazione di Pachino costituisse l’ormeggio a terra di una madraga fissa per la cattura dei tonni, completata da un thynnoskopèion e da infrastrutture adibite alla salagione del pescato, in cui era impiegato il rinomato sale locale. Un attracco con bitte intagliato nel banco roccioso consente di ipotizzare che il prodotto venisse trasportato verso i mercati su imbarcazioni.

Giacomo Biondi, Centuripe (EN). Nuovi edifici funerari di età imperiale in località Castellaccio.
Parte di una necropoli romana di età imperiale è stata scoperta presso l’abitato di Centuripe, alle porte dell’antica città. Si tratta di due epitymbia del tradizionale tipo ad altare su gradini, di un altro epitymbion a pilastro di tipo tripolitano e, infine, di una tomba a cella (sovrapposta a due tombe a cassa di mattoni). Il tipo dell’epitymbion ad altare fece probabilmente da esempio a monumenti tombali dello stesso tipo, più grandi ed elaborati, dell’Italia continentale. La tomba a cella, di origine centro italica, è documentata anche nella Sicilia di età imperiale. Il pilastro di tipo africano è l’unico esempio in Sicilia.
Dal momento che le tombe sono state saccheggiate e non conosciamo il resto della necropoli né l’ambiente sociale della Centuripe di età imperiale, non si può dedurre molto dai citati monumenti. Per dimensioni e ubicazione avevano un più alto grado di visibilità rispetto a quelli ellenistici e sembra, infine, di assistere ad un processo di monumentalizzazione.

Graziella Buscemi Felici, Paolo Orsi e Guido Libertini collezionisti. Tra proprietari dei fondi, commercianti antiquari e falsari centuripini.
Guido Libertini, durante la sua carriera, ha raccolto numerosi materiali archeologici, poi confluiti nella Collezione Libertini dell’Università degli Studi di Catania. Si ricercano le informazioni sul processo di formazione della raccolta, cioè sulle contingenze o le motivazioni che hanno orientato gli acquisti e i recuperi, cercando di supplire alla mancanza di documenti di prima mano di Libertini ricorrendo a quanto è attualmente disponibile, tra cui le lettere che Paolo Orsi scrisse a Libertini dal 1915 al 1935. Il carteggio documenta la collaborazione dei due archeologi per recuperare pezzi sul mercato antiquario; tra questo materiale, finirono anche pezzi parzialmente o totalmente contraffati, frutto dell’attività di botteghe specializzate nella falsificazione di reperti di Centuripe.

Lucia Baccelle Scudeler, Carlo Beltrame, Lorenzo Lazzarini, Determinazione litologica e provenienza di ceppi e ancore antiche del Museo Archeologico Regionale di Camarina (RG).
Nel Museo Regionale di Camarina sono esposte nove "ancore" di pietra. Vi sono quattro ceppi e cinque semplici pietre forate. I ceppi d'ancora sono stati recuperati da un presunto relitto di età greca a Punta Braccetto. Le analisi fatte sulle pietre hanno dimostrato che un ceppo è stato fabbricato con marmo docimeno. Considerando che i ceppi d'ancora sono tradizionalmente datati in età greca e che il docimeno non venne impiegato prima del IV secolo a.C., questo fatto appare abbastanza curioso. Gli altri ceppi e le ancore sono stati fabbricati con rocce sedimentarie, forse di un sito siciliano.

Enrico Felici, Scribere non necesse. Osservazioni su B. Giardina, Navigare necesse est.
Lo studio dei fari antichi è difficile, per gli aspetti archeologici e per i criteri espositivi: poiché essi sono infrastrutture portuali, l’indagine non può prescindere dal loro contesto progettuale. Questo presupposto costringe ad analisi complesse, nelle quali impianto portuale e faro devono considerarsi parti di un insieme, se non unitario, quantomeno organico, nei suoi aspetti topografici, tecnico-strutturali, storico-artistici, ma anche storici, antropologici, ecc. Il volume di B. Giardina raccoglie numerosi dati ma, ad una lettura attenta, rivela troppa approssimazione metodologica da parte dell’autore ed una sua conoscenza della materia insufficiente a sostenere un argomento così arduo.

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L'insediamento rupestre di Monte S.Antonio a Regalbuto

 

 

Il volume costituisce l’esito del progetto “Attraverso S. Antonio – Regalbuto tra arte e territorio”, finanziato dalla Regione Sicilia e promosso dal Comune e dall’Associazione Pro loco di Regalbuto.

Esso presenta uno dei pochi studi sistematici finora condotti nell’Ennese, aprendo uno spiraglio sulle enormi potenzialità di questo territorio ancora quasi completamente sconosciuto in ordine alla conoscenza di svariati fattori: la viabilità antica, le strategie e le tipologie insediative, la politica territoriale, le proiezioni culturali e financo i limiti amministrativi, dall’età antica, attraverso il periodo medievale e fino alle soglie dell’età moderna.

Aprendosi verso queste ampie e complesse tematiche, il volume si concentra particolarmente sull’insediamento di Monte S. Antonio, che ha rivelato un palinsesto di frequentazioni distribuite in un amplissimo arco cronologico, dal Tardo Bronzo al Basso Medioevo, con evidenze archeologiche particolarmente rilevanti per quest’ultimo periodo, tra le quali un edificio di culto semi-rupestre finora sconosciuto.

Nella prima parte del volume, la pubblicazione dell’insediamento (F. Buscemi) comprende lo studio dei materiali provenienti da ricognizioni di superficie (G. Cacciaguerra) e delle fonti agiografiche e documentarie di età moderna (A. Plumari). Nella seconda, tali dati si inseriscono nel contesto più ampio del territorio, attraverso l’elaborazione di una carta distributiva delle frequentazioni e degli insediamenti antichi (I. Contino), lo studio topografico e delle fonti documentarie dall’età tardo bizantina a quella tardo medievale (L. Arcifa), il confronto con altri contesti rupestri (K. Buhagiar) e l’indicazione di linee guida per le politiche di valorizzazione (M. Nucifora).

Via Pompeia

 

Via Pompeia 

Via Pompeia è il primo volume della collana 'Topografia Antica' diretta da E. Tortorici.

Questa ricerca, che si è sviluppata nell’arco di tre anni, riguarda la ricostruzione del tracciato viario romano tra Messina e Siracusa, quella strada che Cicerone fugacemente cita come via Pompeia. Poiché di essa non esiste altra traccia nelle opere antiche, l’indagine è stata soprattutto concentrata sulla ricognizione archeologica, al fine di individuare sul terreno tracce visibili dell’antica via. L’ipotesi finale è stata successivamente “costruita” da un lato, sull’ubicazione delle emergenze archeologiche note da bibliografia e, dall’altro, sull’analisi diretta del territorio attraversato dalla strada, che si snoda attraverso tre province e oltre trenta comuni, per una lunghezza totale di circa 150 chilometri. Il testo è arricchito con numerose illustrazioni, con carte analitiche e corredato da tavole, redatte sulla base della cartografia IGM, che sintetizzano il presunto andamento del tracciato viario.

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